Interviste musica

Side Baby è tornato più consapevole, più maturo e più vero che mai

La verità, la realness, è uno dei temi che più divide il pubblico e la critica rap in Italia da anni. Ma chi è vero? Come si definiscono i criteri in base ai quali un artista può essere etichettato come vero? La credibilità è una condizione intrinseca o si acquisisce nel tempo? Non c’è una risposta unica a questi quesiti; queste domande, chi è vero e si sente tale non ha neanche bisogno di porsele perchè il riconoscimento lo legge negli occhi delle persone con cui si interfaccia. Questo, secondo me, vale per Arturo Bruni, in arte Side Baby. Il rapper romano classe ’94 nel corso degli anni ha ottenuto il rispetto e la benedizione dei massimi esponenti del genere, quelli dalla veridicità indiscutibile e inopinabile, e ora torna per raccontarsi e raccontare tutto ciò che prima faceva fatica ad esprimere. Quando mi risponde al telefono rimango colpito dall’energia della sua voce, che accompagnata dai suoi modi gentili, umili ed amichevoli non possono che confermare quanto ho già percepito nel disco: Side è cresciuto, è maturato ed è diventato cosi consapevole da avere tutti i pezzi per costruire il suo futuro su basi solide e in maniera lungimirante.

Rispetto al tuo ultimo progetto ufficiale sono cambiate molte cose, chi sono le persone che fanno parte della tua quotidianità ora?
Intanto voglio dirti che tutto questo tempo che è passato tra i due dischi è passato per motivi burocratici, ero vincolato e non potevo far uscire musica. Nel mentre però ho continuato a lavorare tanto con Luke (Sick Luke ndr.), lui è una delle persone che vedo spesso nella mia quotidianità, poi la mia fidanzata, i miei genitori, qualche amico e mia sorella. Il mio circolo è sempre molto stretto, ma lo era anche prima quando ero nel gruppo, nel mio privato il mio circolo è sempre stato questo.

In Il ritorno del vero si apprezza una cura più dettagliata di incastri e metriche. Da cosa nasce questa ricerca?
Più che essere una ricerca è una mia cosa naturale. La scrittura e le rime sono una mia cosa da sempre, ho iniziato a scrivere rime già quando avevo 7 o 8 anni, ho ancora dei quaderni a casa che risalgono a quando ho cominciato. Con il tempo viene voglia di provare cose nuove, sperimentare e in questo periodo avevo voglia di parlare molto, per farlo e per farsi capire era necessario essere meno criptico.

Negli ultimi due anni sono successe molte cose nella scena rap italiana, tu nel mentre hai continuato ad osservare facendo una comparsa di tanto in tanto. Da fuori come hai vissuto l’evoluzione della scena?
Io ho notato che adesso va molto la drill inglese, su beat cattivi e cupi. Secondo me l’Italia rispecchia sempre un po’ quello che va all’estero, sono pochi quelli alternativi o che facendo cose alternative riescono a scappare. Non c’è mai la combo “originale che spacca”, si tende molto a copiare delle correnti che vanno. Più che un ritorno ad un sound di certo un tipo mi sembra che ora a tutti i pischelletti nuovi quello che gli piace è la roba drill, gang. Sono correnti ed ogni periodo c’ha la sua. Ora ce ne sono pochi che portano una cosa veramente originale, come poteva essere un po’ di anni fa, come hanno fatto tanti e anche noi della mia generazione.

Tu invece cosa ascolti e cosa ti influenza?
Io ascolto esclusivamente rap americano, musica underground. Io normalmente parto da una cosa poi vado in cerca di altre; mi piace molto Nef the Pharaoh, Lil Durk.

“Trapper diventato rapper, l’ho fatto davvero” dici in Fontanelle e sampietrini. Qual è il cambiamento più grande che vedi in te stesso e cosa differenzia il primo dal secondo?
Questa è stata una frase che molti hanno frainteso, io non parlo né di generi né di altro. Quello significa che prima stavo per strada a trappà e fare le cose e adesso invece faccio musica: trapper diventato rapper.

Qual è invece il cambiamento che vedono le persone che ti stanno intorno?
Sicuramente ora vedono che sono più maturo, più tranquillo e centrato. Non per chissà quale motivo però devi capire che io ora ho 26 anni e da quando ne avevo 19 sono stato nell’occhio pubblico. Ogni diciottenne ha i suoi problemi, ma magari non li sa nessuno, i miei invece li sapevano tutti. Ora sono più grande, ho più responsabilità e ho più doveri.

“Darei via tutto per tornare indietro ma non posso” dici in Ricordami. Se potessi tornare indietro quali sono le cose che non rifaresti assolutamente?
Quella è una canzone che ho scritto parecchio tempo fa, parlo di un mio amico che è stato carcerato ed ormai è anche uscito. Li dico che se potessi tornare indietro proverei a non far succedere delle cose, non a me, ma a mio fratello. Io invece non cambierei una virgola di quello che ho fatto, ho fatto molto di più di quello che avevo paura di non fare.

Se potessi dare un consiglio al Side del 2016, quale sarebbe?
«Risparmiati quei cazzo di soldi». Quello fratè è l’unico rimpianto che c’ho di tutta la mia carriera, davvero mi sono sputtanato troppi soldi. Quella è l’unica cosa che direi al Side del passato. Quando hai 19 anni e cominci a guadagnare certe somme non sai quasi cosa farci, li spendi in cose inutili, esci, bevi, offri tutto. Avessi evitato di fare così ora mi ci sarei comprato casa in centro. Per il resto invece rifarei tutto perchè tutte le scelte e anche gli sbagli mi hanno portato ad essere chi sono oggi.

Nipsey Hussle. Tu, come lui, cosa fai o vorresti fare per restituire alla tua comunità ciò che essa ti ha dato?
A prescindere dal mia quartiere, che fortunatamente non è un rione disastrato dove c’è bisogno di ricostruire tutto, io vorrei fare di tutto per influenzare i pischelli che invece di stare tutto il giorno per strada, a casa a giocare a Fortnite o da più grandi che si pippano la coca. Io vorrei fare dei programmi, musica, sport, questa è una cosa che ho sempre voluto fare e ho in programma di farlo. Se uno ci si mette può fare tutto.

“Fuso orario quando prendo un jet per un altro stato”. Ora che si può finalmente tornare a viaggiare, se dovessi scegliere una città fuori dall’Italia in cui andare a vivere, quale sarebbe?
Quella che più mi affascina è New York, però se volessi pensare proprio ad un posto in cui vivere bene me ne andrei in un paradiso terrestre. New York però mi affascina moltissimo, ogni posto in cui vai lo hai visto in un film o in un video e si respira una cultura incredibile, però da Roma non me movo.

Stai per diventare padre di una bambina, qual è la tua paura più grande rispetto a diventare padre?
La paura più grande è legata al mondo in cui viviamo, il pianeta sta sempre peggio e nella società in generale ci sono sempre più problemi, mi viene da chiedermi che mondo lascio a mia figlia?

La tua più grande gioia invece?
È la cosa stessa di mettere al mondo una vita.

Se dovessi scegliere un disco, un film ed un libro da darle per capire meglio chi è suo padre, quali sarebbero?
Il disco è Ready to Die di Notorious B.I.G., il film sarebbe uno di quelli che mio padre faceva vedere a me, GoodFellas o Scarface. Il libro invece è il mio preferito: Il giovane Holden.

Guardando al futuro, al ritorno del nuovo Side, pensi di continuare la tua vita a Roma per ciò che ti da ogni giorno o ti vedi crescere tua figlia e portare avanti la tua carriera da artista in un altro paese?
È a Roma che voglio stare, è il mio posto e c’è la mia famiglia. Io non ho mai avuto questa necessità di emigrare. Mi piacciono una cifra di posti e vorrei visitarli tutti però io sto qua, le mie cose stanno qua e sto costruendo qui. Io non mi sono neanche trasferito a Milano come fanno molti quando fanno musica, magari qualche mese per lavoro però io voglio stare fisso a Roma, Roma sud per l’esattezza.

Dopo la collaborazione nel disco di Tony ci si poteva aspettare una sua presenza nel tuo disco, cosa che poi non è successa. Da cosa è dettata questa scelta?
Ma in verità non è proprio una scelta, una volta eravamo in studio io e Tony e abbiamo fatto un po’ di pezzi, poi lui ha deciso di mettere Luce a Roma nel suo disco però non era stato proprio pensato per il suo disco. Io invece i featauring del mio album li ho scelti tra quelli che avevo fatto negli ultimi mesi. Io avevo lavorato tanto e avevo tanta musica poi abbiamo scelto cosa ci piaceva per fare l’album e c’erano quei feat. che mi piacevano, tra l’altro era già uscito quello sull’album di Tony e non aveva tanto senso replicare, faremo altro.

Ismail Ezzaari
Autore

Ascolta musica rap da prima ancora che potesse capirla, nel tempo libero impara nuove lingue e ha un planisfero su cui prova a grattare ogni singola nazione.