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L’anno del ritorno al successo degli azzurri del calcio a distanza di 15 anni dall’ultima volta è stato anche quello del tanto atteso ritorno del pubblico nelle sale cinematografiche. Il calendario offerto ai cinefili in questi 12 mesi è stato uno dei più affollati che si ricordi, anche a causa dei molti titoli in arretrato causa pandemia che solo quest’anno hanno potuto vedere la luce. Fuori classifica, ma è impossibile non citarli, il capolavoro romano Freaks Out di Gabriele Mainetti, il thriller-horror Ultima notte a Soho con protagonista “la regina di scacchi” Anya Taylor-Joy, Il collezionista di carte con Oscar Isaac, l’introspettivo Drive My Car di Hamaguchi, il film di amicizia e frontiera First Cow ed i musical romantici Annette e West Side Story.

Spider-Man: No Way Home

Successo di pubblico e di critica per l’ultimo capitolo in ordine di tempo dedicato all’Uomo ragno che vede protagonista la giovane e briosa coppia, sul set e di fatto, Tom Holland e Zendaya. L’identità dell’Uomo Ragno è ormai nota a tutti ed egli non riesce più a separare la sua vita normale da quella da supereroe, una situazione che lo costringerà a chiedere l’aiuto del Dr. Strange (Benedict Cumberbatch). La Marvel, con questa pellicola, riesce in un doppio miracolo: mettere finalmente un punto alle saghe sugli Spider-Man del passato lasciate in sospeso e, con 50 milioni incassati in Nord America (solo tramite prevendite) e 43,6 nel resto del mondo (al day one), a dare respiro all’industria cinematografica.

Il potere del cane

Nelle steppe del Montana è ambientato il western anni Venti della regista neozelandese Jane Campion. Al centro della narrazione c’è un grande Benedict Cumberbatch nei panni di Phil Burbank, un cowboy inflessibile e crudele che gestisce il ranch assieme al fratello George, il suo opposto: impacciato e di buon cuore. Il matrimonio del fratello con una vedova del luogo invisa a Phil inaugura una guerra fredda casalinga che vede al centro l’effemminato figlio di lei, Peter. Un western a colpi di parole più che di pistole.

Don’t Look Up

Tutti i drammi della società attuale si nascondono, dietro un sottile velo di humour e risate, nella pellicola di Adam McKay. Un asteroide gigantesco sta per colpire la Terra e gli umani sembrano interessarsi solo a futili attività per quanto due astronomi (interpretati da Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence) si sforzino in ogni di comunicare al mondo, nel modo più chiaro e schietto possibile, la gravità della situazione. Anche quando l’impatto sembra ormai imminente è difficile anche solo convincere alcune persone (partito Don’t Look Up) ad alzare la testa per vedere con i loro occhi l’asteroide. Una grottesca metafora di una società che, sospesa tra covid e riscaldamento globale, fa fatica anche solo a prendere visione della realtà contingente.

The Last Duel

Ridley Scott dirige un kolossal medievale con una donna al centro, Lady Marguerite, magistralmente interpretata da Jodie Comer. La storia del suo stupro viene raccontata da tre punti di vista: quello del marito Jean de Carrouges (Matt Damon), del suo stupratore Jacques Le Gris (Adam Driver) ed infine il suo, ovvero “la verità”. Marito e aguzzino si troveranno uno contro l’altro in quello che la storia ricorda come l’ultimo duello di Dio, avvenuto in Francia nel 1386.

È stata la mano di Dio

«Non ti disunire». È l’ormai celebre e accorato appello che il regista Antonio Capuano grida al piccolo Fabietto Schisa (Filippo Scotti), orfano dei genitori ed in cerca del suo posto nel mondo. Il quasi biopic firmato da Sorrentino è, fra tragedie più o meno silenziose, un inno a Napoli e alle sue maschere, grazie alle note di Pino Daniele, le panoramiche del suo golfo mozzafiato, ma soprattutto alle magie di Diego Armando Maradona, il cui acquisto, nel 1984, ha risvegliato nel popolo partenopeo la voglia di tornare a sognare.

Un altro giro

La Danimarca nel 2021 è senza dubbio la tragedia sfiorata di Christian Eriksen e l’angelica prontezza di spirito del compagno e amico Simon Kjaer ma anche il film fuori dalle righe di Thomas Vinterberg, nominato Miglior film straniero sul red carpet losangelino. Parlare del problema dell’alcolismo in maniera brillante ed innovativa senza cadere in facili luoghi comuni o nel bigottismo è tutt’altro che semplice; eppure, la drammatica commedia danese è un film che sa al contempo divertire e far riflettere, retta da uno statuario Mads Mikkelsen perfetta espressione, in un roboante finale, della ritrovata gioia di vivere.

Minari

Al centro della pellicola vi è il sogno americano di una famiglia coreana: quello di trasferirsi a bordo di una casa su ruote dalla California in Arkansas per diventare degli imprenditori agricoli. A smorzare l’entusiasmo del padre di famiglia, Yacob (Steven Yeun), contribuiscono la delusione e l’ansia della moglie, il burbero carattere della suocera ed i problemi di salute del figlio più piccolo David. Quando tutto sembra perduto sarà il Minari, il “prezzemolo giapponese”, piantato dalla nonna a restituire la speranza alla famiglia.

Nomadland

Paesaggi selvaggi e sterminati e le emozionanti note del pianista Ludovico Einaudi fanno da sfondo alla vicenda della sessantenne Fern (Frances McDormand, Premio Oscar Miglior attrice protagonista), costretta a lasciare la città di Empire dopo aver perso marito e lavoro durante la Grande recessione. Deciderà allora di attraversare gli Stati Uniti Occidentali a bordo del suo furgone, un’avventura le permetterà di conoscere altre persone che come lei sono state costrette oppure hanno deciso di vivere una vita da moderni nomadi, al di fuori dalle convenzioni sociali. Oscar anche alla Miglior regia per la regista Chloé Zhao e alla pellicola per il Miglior film.

The French Dispatch

«Una lettera d’amore nei confronti dei giornalisti». È il modo in cui l’acclamato regista Wes Anderson ha descritto la sua ultima pellicola. Ambientata nella sede di una rivista statunitense in una città francese del XX secolo racconta l’ultima pubblicazione del giornale The French Dispatch, come disposto nel testamento dal direttore della rivista, venuto improvvisamente a mancare per un attacco di cuore. Nel numero d’addio verranno ripubblicati i migliori articoli delle passate edizioni, tutti meravigliosamente rappresentati dalle geometrie color pastello di Anderson, capaci di immortalare un vero e proprio esercito di stelle.

Dune

Ottenere numeri da capogiro al botteghino negli anni del covid e del boom delle piattaforme streaming pur non essendo l’ennesimo capitolo della saga Marvel è un grande attestato di merito. A riuscire nell’impresa è il primo atto della nuova epopea della fantascienza ispirata all’omonimo romanzo scritto da Frank Herbert nel 1965. Timothée Chalamet e Zendaya sono le due stelle più luminose dell’ultima (e mastodontica) fatica del regista canadese Denis Villeneuve. Il primo veste i panni del giovane erede al trono di casa Atreides, la seconda di una misteriosa donna Fremen, gli unici esseri umani capaci di vivere al di fuori delle città sull’inospitale pianeta Dune-Arrakis, al centro di una contesa intergalattica.