Recensioni musica

Diciamocelo: Machine Gun Kelly sta scrivendo la stessa canzone da anni

Ricordo di aver assistito ad una esposizione in collina, una volta. L’artista aveva messo lungo il paesaggio delle cornici vuote, attraverso le quali si poteva vedere quella moltitudine di colori mixati nel cielo: la cosiddetta golden hour. Questa istallazione, composta dunque solo da una serie di cornici vuote, sfruttava la poesia che nasceva dentro di sè. La tracklist del nuovo disco di Machine Gun Kelly, Mainstream Sellout, ha ricordato queste cornici senza tela, con l’eccezione che dietro di esse non c’è un tramonto mozzafiato, ma solo una serie di autoritratti: in posa, sì, ma ben poco autoriali. In definitiva, senz’anima.

Quello che da sempre è il punto di forza della star texana, ossia un’accecante, magnetica e coloratissima estetica, gli si sta forse ritorcendo contro. Visual pazzeschi accompagnano l’ascolto delle tracce su YouTube, chi può negarlo? E il rosa sgargiante dei pomodori scagliati su di lui nella cover sono un buon esercizio di stile, certo. Come anche i vestiti borchiati, i tatuaggi a tappezzare l’epidermide e il tanto pop in ogni sua forma. Ma dov’è la musica? Dov’è il punk di cui tutti lo abbiamo incoronato (sbagliando) il nuovo re? Tutti gli orpelli che da inizio carriera lo hanno messo sotto i riflettori hanno fatto strabordare un bicchiere pieno di niente. Insomma: il senso dell’opera dell’autore delle cornici al tramonto prescindeva dalla qualità costruttiva dell’intelaiatura, ma il gesto artistico consisteva nel posizionare i pezzi di modo che da ogni prospettiva di potesse ammirare un dipinto naturale.

Machine Gun Kelly sembra stia provando a dipingere la sua opera da anni, facendo sempre lavori di un certo pregio, ma pur sempre insufficienti. Specie se inserite all’interno di quelle cornici luccicanti e preziosissime. I punti più alti del disco sono sicuramente Papercut, che ci aveva fatto ben sperare in tempi non sospetti, e il brano di chiusura: Twin Flame, un pezzo sorprendente e profondo che salva (insieme a Sid & Nancy) un disco altrimenti integralmente macchiettistico ed insufficiente, anche nel suo passaggio conscious. Ci auguriamo che Mainstream Sellout non sia la pietra tombale di un neo-pop-punk mai realmente venuto al mondo.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.