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Tutti i film di Paolo Sorrentino dal peggiore al migliore

A parere mio, il cinema italiano ha subito, nel corso degli ultimi trent’anni, un calo della qualità drastico, nel confronto sia con il cinema estero che con la storia stessa del cinema nostrano, alla quale si sono ispirati molti dei migliori registi al mondo. Per quanto nell’ultimo decennio siano emerse diverse personalità di livello, in questo mare buio e infelice i fari luminosi ai quali affidarsi rimangono ancora pochi. Fra questi il più radioso di tutti rimane Paolo Sorrentino, il miglior regista del panorama italiano. Nei suoi vent’anni di attività, ha diretto e sceneggiato nove film e le due miniserie The Young Pope e The New Pope, dimostrando una grande abilità nell’adattarsi al mezzo comunicativo di riferimento. Nei suoi film Sorrentino racconta la solitudine di singoli personaggi, dei quali vengono mostrati i rimpianti e i lati più oscuri, le ossessioni, le pulsioni e i ricordi, restituendone un ritratto completo e soggettivo allo stesso tempo. In occasione del suo 52esimo compleanno, abbiamo messo in ordine di preferenza tutti i suoi film.

9. Loro

All’ultimo posto troviamo Loro, il film del 2018 incentrato sulla figura di Silvio Berlusconi, dietro alla cui maschera si nasconde Toni Servillo, l’attore feticcio del regista partenopeo. In un progetto simile a quello de Il divo, che troveremo molto più avanti in classifica, il film si concentra sugli ultimi anni di un uomo politico che ha dominato l’Italia. Per quanto l’idea sia audace e la resa generale adeguata, il film non va affondo e non si dimostra coraggioso come le sue premesse. La superficialità di alcune scelte orienta il film quasi verso la parodia fine a sé stessa.

8. La grande bellezza

Scommetto che in molti si aspettavano di trovare questo film sul podio, se non al primo posto. Semplicemente si trova all’ottavo posto, non perché sia un brutto film, ma perché Sorrentino ha diretto e sceneggiato decisamente di meglio. L’itinerario su Roma percorso da Jep Gambardella ne La grande bellezza, vincitore dell’Oscar nel 2014, è fatto di alti e bassi. Fra gli alti come non menzionare le molteplici scene dei festini della Roma bene e la poetica sequenza de la Santa (fenicotteri orrendi a parte). Fra i bassi ricordo la ridondanza di alcuni concetti e scene che portano il film ad avere una lunghezza eccessiva. 

7. This Must Be the Place

Nel suo primo film in lingua inglese, Sorrentino trova il suo interprete prediletto in Sean Penn, che vestirà i panni di Cheyenne, un’ex rock star degli anni Ottanta ritiratasi ormai dalle scene. Cheyenne è un uomo che vive ai margini della società, ancorato a una gioventù e un passato ormai lontani. La notizia della morte del padre convincerà Cheyenne a compiere un viaggio alla ricerca di un nazista che, durante la Seconda guerra mondiale, lo aveva umiliato. This Must Be the Place assume le fattezze di un road movie durante il quale il protagonista avrà l’opportunità di fare i conti con sé stesso e i propri fantasmi. 

6. YOUTH – La giovinezza

L’anno successivo il trionfo agli Academy Awards, Sorrentino esce al cinema con Youth – La giovinezza. Il grande merito del film con Michael Caine e Harvey Keitel è quello di aver perfezionato e affinato, nella riuscita finale, un film come La grande bellezza. In entrambi i film, il protagonista è un uomo attempato che, dopo un periodo di notorietà e successo, si ritrova disperso alla ricerca di qualcosa ormai perduto legato alla propria giovinezza. Cos’è che ha permesso a questo film di surclassare il precedente? L’essenzialità della materia e la concretezza dei personaggi che circondano Fred Ballinger, che non si limitano ad essere delle macchiette ma personaggi veri, corporei.

5. L’uomo in più

Dopo aver diretto una serie di cortometraggi e aver collaborato con alcuni registi della scena napoletana, nel 2001 Sorrentino esordisce al cinema con il lungometraggio L’uomo in più. Ed è proprio all’interno della realtà partenopea che il film prende vita. In questa rappresentazione minuziosa della Napoli degli anni Ottanta, due personaggi diversi faranno fronte a destini simili: uno fa il calciatore, l’altro il cantante. Due cose li accomunano: il nome, Antonio Pisapia; ciò che li circonda li soffocherà in tutto e per tutto. Sorrentino dimostra, fin da subito, il suo indiscusso talento nella scrittura e caratterizzazione dei suoi protagonisti, attraverso gli occhi dei quali disegna una realtà fatta di giochi di potere, corruzione e avidità che tocca ogni ramo della collettività. Da segnalare anche la prima collaborazione tra il regista e Toni Servillo, che nel film interpreta le canzoni scritte dal fratello Peppe Servillo, frontman degli Avion Travel

4. L’amico di famiglia

Il terzo film del regista ci parla di Geremia de’ Geremei, un usuraio dell’Agro Pontino interpretato da Giacomo Rizzo, attento a prestare denaro soltanto a chi avrà la facoltà di risarcirlo. È conosciuto nell’ambiente come Cuoredoro per la sua bontà d’animo negli affari, cosa che svanisce nel momento in cui questi ultimi non vanno a buon fine; in questi casi, la maschera del buon uomo cade per lasciare spazio al marciume e viscidità che lo distingue. L’amico di famiglia del 2006 è una delle vette più alte del cinema di Paolo Sorrentino dal punto di vista dei dialoghi e della regia: ne risulta un film in cui tutto viene mostrato, tutto viene esposto, senza concedere nessun tipo di spiegazione. Se non fosse per alcune cadute di stile sul finale, il film si troverebbe al primo posto. 

3. È stata la mano di Dio

Dirigere È stata la mano di Dio potrebbe essere stata una vera e propria liberazione per Paolo Sorrentino. Dopo aver parlato per vent’anni di uomini al tramonto della propria espressione personale, in momenti di perdizione, che in alcuni casi hanno portato al suicidio, Sorrentino racconta la realtà attraverso gli occhi di un ragazzo, Fabio “Fabietto” Schisa, nel fiore della gioventù, che si trova per la prima volta ad affrontare un forte trauma. In questo film fortemente personale, Sorrentino racconta la sua adolescenza e la Napoli degli anni Ottanta con il filtro della soggettività, non preoccupandosi dell’accuratezza degli eventi e la realtà dei fatti. Facendo questo è riuscito, paradossalmente, a rendere il tutto molto vero, avvicinandosi all’operazione fatta da Federico Fellini con il suo Amarcord.

2. Le conseguenze dell’amore

Il film più raffinato ed elegante di Sorrentino, con il quale egli stringe un sodalizio importante per la sua carriera, ovvero con il direttore della fotografia Luca Bigazzi, che è riuscito a comprendere in pieno la poetica e il pensiero del regista e a tradurla in immagini. Anche in questo film del 2004 ci troviamo di fronte a un uomo solo, Titta Di Girolamo, un mediatore finanziario che lavora per conto della malavita e che vive, in una sorta di esilio volontario, in un albergo in Svizzera. La solitudine viene imposta da un rigore estremamente rigido, che lo ha portato a ridurre al minimo le relazioni umane e, soprattutto, amorose, altamente pericolose per il suo stile di vita. Le conseguenze dell’amore sono quelle, per l’appunto, che Di Girolamo teme più di ogni altra cosa. 

1. Il divo

È curioso notare come quello che, personalmente, ritengo essere il miglior film di Sorrentino sia così collegato con il suo peggiore (sempre personalmente). Perché Il divo, film del 2008 sul VII Governo Andreotti, è un’opera d’arte che mostra il passato della politica italiana e che, allo stesso tempo, racconta quella attuale, come se le dinamiche fossero le stesse dell’epoca. Gli interpreti della politica sono diversi ma ciò che si trova dietro di loro è sempre lo stesso marciume. Sorrentino racconta un frammento della storia italiana con uno stile unico, estremamente sopra le righe, avvicinando il film al cinema di Tarantino e Sergio Leone, senza però distaccarsi dalla realtà dei fatti. La maschera, presente anche in Loro, in questo film è estremamente funzionale alla narrazione e serve solo come filtro per rendere il suo contenuto dolce e amaro allo stesso tempo: dolce per la fruizione generale del film; amaro perché ricorda che i fatti raccontati nel film sono veramente avvenuti. Le grottesche assurdità mostrate nel film, alla fine dei conti, si discostano così tanto dalla realtà dei fatti? 

Paolo Neri
Autore

Zoomer poco fotogenico con la passione per il cinema, nata da "The Artist". Il cinema lo studio, lo vivo, lo sogno. Però so fare anche altre cose, come il filetto al pepe verde.