dark mode light mode Search Menu
Search

La rinascita di Rose Villain

Rose Villain ha trasformato se stessa e con “Radio Sakura”, il suo secondo album in studio, si è lasciata alle spalle l’oscurità e la durezza di “Radio Gotham”

Il 2024 è cominciato da poco più di due mesi, eppure Rose Villain ne è già protagonista indiscussa: prima la partecipazione a Sanremo con Click Boom!, poi la comparsa al nuovo format talent show rap di Netflix Nuova scena in veste di giudice al fianco di Geolier e Fabri Fibra, e per finire, la notizia di qualche settimana fa che aprirà le quattro date dei Coldplay di luglio allo Stadio Olimpico di Roma. È in questo clima di fervore, in questo momento di massima visibilità che esce Radio Sakura, il suo secondo disco. Quello dell’artista trentaquattrenne è stato un percorso artistico e umano unico nel mercato musicale odierno: l’infanzia milanese, la parentesi Los Angeles con annesso il diploma al conservatorio di musica contemporanea Musicians Institute di Hollywood, la band punk rock The Villains, gli studi in arti teatrali e musicali a Broadway. Poi, l’incontro con Sixpm e il ritorno in Italia con l’ingresso in Machete nel 2016. Eppure, è solo quattro anni dopo, con il passaggio in Sony, che Rose Villain debutta con un singolo in italiano, dando di fatto via a una seconda parte di carriera da protagonista assoluta della scena musicale, che culminerà prima nel disco d’esordio Radio Gotham lo scorso anno, e adesso in questo sequel Radio Sakura.

Se da Radio Gotham traspariva oscurità tanto nell’estetica quanto nelle sonorità e una durezza assolutamente coerente con il titolo, Radio Sakura porta i contenuti e le sonorità di quel primo disco – l’amore, la vulnerabilità, la sofferenza – in chiave più upbeat, più luminosa. In un’ipotetica trama della vita musicale di Rose Villain, questa sarebbe la rinascita, la rivalsa, un processo non semplice ma inesorabile purché ci sia la volontà. Il titolo fa per l’appunto riferimento ai boccioli di ciliegio, simbolo di prosperità nella cultura giapponese. Nelle dodici tracce, Rose naviga tutti i generi con i quali si è interfacciata nel corso del suo percorso, implementando tanto nelle sonorità quanto nei testi delle citazioni che risultano credibili solamente perché a portarle è una persona che evidentemente con certi generi, certi pensieri, e certi riferimenti culturali ci si è interfacciata per anni e di conseguenza riesce a portarli in un prodotto prettamente contemporaneo in modo moderno e sincero. Rose Villain spazia dal proto-punk rock all’elettronica passando per la trap e la ballad classica con naturalezza, portando un mix sostenuto perfettamente dalle produzioni di Sixpm. Si passa da pezzi upbeat come Huh? e Il mio funerale a pezzi intimi come Milano almeno tu e la straziante Brutti pensieri, nella cui base c’è un rimando agli accordi dissonanti di Everything In Its Right Place dei Radiohead.

Il filo conduttore di Radio Sakura è la speranza, il desiderio di rinascita: dalla traccia iniziale Hattori Hanzo insieme a una straordinaria Madame – un riferimento diretto a un samurai del sedicesimo secolo – alla paradossalmente upbeat Il mio funerale in cui Rose Villain canta “Ma se è il mio funerale/Voglio vedervi ballare/Voglio sentirvi cantare. Le collaborazioni rappresentano indubbiamente un valore aggiunto: oltre alla già citata Madame, ci sono uno straordinario thasup in Brutti pensieri, un canonico Guè in Come un tuono (pezzo che sentiremo un po’ dappertutto quest’estate) e due ottimi Ernia e Bresh rispettivamente in Stan e Graffiti. Insomma, Radio Sakura è un disco di rinascita, un progetto in cui Rose Villain dimostra abbondantemente di avere tutte le carte in regola per sostenere tutto ciò che le sta arrivando con naturalezza. Quando le chiedo a che punto del percorso si sente, risponde con convinzione che ha «appena cominciato». Ascoltando Radio Sakura si fa fatica a non crederle.