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L’oscurità come rito di rinascita dei Florence + The Machine

Se “Dance Fever” dei Florence + The Machine era un piccolo magico incantesimo, “Everybody Scream” è l’intero rituale, vissuto rigorosamente danzando nel pallido plenilunio

Ci insegnano, da sempre, che le streghe hanno i capelli rossi e che il loro destino è quello di finire su un qualche rogo, concreto o astratto che sia, della loro epoca di appartenenza. Florence Welch riscrive daccapo questa narrativa e lo fa con Everbody Scream, sesto album in studio del progetto che porta il nome di Florence + The Machine. La title track, primo singolo pubblicato, è un insieme di voci femminili, quasi come fosse un rituale che ci prepara a tutto ciò che viene dopo, mentre Witch Dance rimarca il concetto, delicato e potentissimo come la femminilità stessa. Impossibile incasellare questo tipo di musica in un solo genere: suonato ma a tratti ormai quasi troppo mainstream per essere definito rock, troppo cantautorale per essere semplice pop, proprio come l’essere una donna. Non siamo solo madri né mogli e nemmeno re e regine, tanto per rimanere in tema: siamo una moltitudine di cose che a volte sembrano fin troppe, molte di queste estremamente complesse, un agglomerato di magia esattamente come questo disco, ma sempre in evoluzione.

“And now I am changing, becoming something else”, canta Florence in Perfume and Milk leccando via e guarendosi le ferite dell’anima. In questo disco c’è il dolore, la morte, la vita e tutto ciò che accade in mezzo, anche un’operazione d’urgenza nel bel mezzo dello scorso Dance Fever Tour. Si prende gioco della figura della rockstar al maschile in One of the Greats dimostrando di non essere mai né inferiore, né alla pari: una strega non si preoccupa di entrare in competizione, gioca un campionato tutto suo assieme alla sua congrega. Scopre sé stessa e si perdona, come nel testo di Buckle, si lascia ispirare dalle parole e dai tormenti di Sylvia Plath per esprimere al meglio i propri. Da questo viaggio incredibile arrivano delle vere e proprie opere antemiche come The Old Religion, impossibili da spiegare: forse emotiva, istintiva e indomabile sono gli aggettivi più azzeccati ma è qualcosa che parla all’anima, alla parte più femminile e oscura di sé stesse, così completa da non aver bisogno di introduzioni o descrizioni. Poi c’è l’oscurità, un altro dei temi centrali di questo disco, tanto nei testi quanto nelle sonorità. Florence è innamorata dell’oscurità tanto quanto della luce, è innamorata dell’amore e di tante altre cose e sfido chiunque a non capire quanto sia coraggioso vivere così, lasciando pezzi di cuore un po’ ovunque.

“Let me put out a record and have it not ruin my life”, canta in Music by Men e capisco perfettamente cosa intende, perché – tanto per citarne qualcuno, continuiamo a mettere il cuore in mano a quelle rock’n’roll band di uomini che poi il cuore lo gettano via e non ci rimane altro se non una stupida t-shirt di quella stessa band da indossare, magari persino rubata a un farabutto qualsiasi che quei disgraziati con le chitarre ce li ha pure consigliati e fatti ascoltare. La capisco anche quando dice “Let it be us, let it be home”, che poi è proprio quel che fa tramite questo disco: in You Can Have It All canta di sé stessa e della figlia che non ha avuto, di quello che credeva fosse l’amore, delle cose che non si possono controllare, della serenità perduta e della pace ritrovata. L’album si chiude con And Love, in cui la frase “Peace is coming” è ripetuta quasi come un mantra: se Dance Fever era un piccolo magico incantesimo, Everybody Scream è l’intero rituale, vissuto rigorosamente danzando nel pallido plenilunio. La strega è più viva che mai e non c’è rogo pronta a tenerla a bada in tutta la sua femminilità.

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