Search Menu
Search

Harry Styles cambia pelle (di nuovo), ma non è un problema

Harry Styles è un trasformista, questo si sa. Ma la svolta elettronica di “Aperture” segna una linea di demarcazione definitiva con il passato e con tutto ciò che è stato e rappresentato

È con una stanza d’hotel e una conversazione telefonica sospesa che Harry Styles ha voluto far prendere forma al nuovo inizio della sua epopea musicale. Uno squillo appena, la reception che risponde allo stesso Harry, protagonista del videoclip, e una serie di accordi di synth che raccolgono i bpm dei segnali acustici che escono dalla cornetta e vi si mescolano. La risultante è una introduzione che dà l’impressione di essere una inequivocabile dichiarazione d’intenti in merito alla palette sonora che caratterizzerà Kiss All The Time. Disco, Occasionally l’album prodotto da Kid Harpoon in uscita a marzo. Le immagini di Aperture proseguono concretizzandosi in qualcosa che è a metà tra un tributo a Weapon of Choice di Fatboy Slim (diretto da Spike Jonze ed interpretato da un istrionico Christopher Walken) e il cortometraggio onirico che porta il nome di Anima – firmato da Paul Thomas Anderson, in cui strane coreografie prendono forma sulle note dei brani dell’omonimo disco di Thom Yorke. Reference di un certo spessore, Mr. Styles, poco da eccepire.

Ma c’è di più? La risposta è sì. C’è sostanza. Perché, lato musicale, la virata elettronica dell’ex One Direction è talmente brusca e nel contempo sofisticata che sorge spontaneo chiedersi come possa un fan del giovane Harry Styles ultra pop con la frangia e il caschetto (che ormai non esiste più da un’era geologica) ancora trovare interesse per simili paesaggi sonori e latitudini musicali. Cosa possono fare certe coppie d’occhi grandi e verdi, in un giovane cuore di adolescente, eh?! Ci sono poi quelli che sono arrivati dopo e si sono uniti alla tribù perché ammaliati dalle vibes funky e dai pantaloni a zampa del periodo di Fine Line. Pure loro, come potranno accogliere la cassa dritta da clubbers e i synth in sidechain? Temo non meglio di come si digerisce una torta nuziale dopo un pranzo di dieci portate. Poco male, anche qui, perché a onor del vero l’artista britannico sta cercando di condurre all’emancipazione la sua fan base con suoni più maturi e ricercati sin dai tempi del suo esordio solista. Cambiando pelle ancora e ancora come un rettile del deserto. È comunque chiaro che la crescita umana e artistica rendono il gap tra idolo e adulatori sempre più complesso da colmare.

Ma allora per chi è il nuovo Harry Styles? La percezione è che oggi un brano come Aperture sarebbe oggetto d’attrazione magnetica più per un pubblico dal palato sopraffino che per le masse del mainstream. E allora ecco che diventa lecito porsi una ulteriore domanda, ovvero: ma i fan dal palato sopraffino, hanno davvero l’onestà intellettuale di ammettere che Styles è molto più che un prodotto dell’industria delle major? Personalmente mi auguro di sì, perché se questo brano fosse davvero l’alba di una nuova stagione musicale, in cui gli altri undici pezzi del disco proseguono lungo il solco tracciato da Aperture, beh allora precludersi un ascolto, ma soprattutto precludersi un ascolto probo e retto, assumerebbe i tratti di un peccato mortale. A prescindere dall’estrazione del peccatore. Insomma, se siete cresciuti con i poster in cameretta degli One Direction, non interrompete l’eye contact con Harry, per l’amor di Dio. Se amate l’era di Watermalon Sugar, datevi tempo. Se invece fate parte di un qualche circolo di radical chic in cui si giudicano le band in base al numero di followers – chi ne ha meno, è più figo – provate a fare come quel trend social che è esploso qualche tempo fa: “ascoltiamo e non giudichiamo” (quantomeno non aprioristicamente, aggiungo io).

Perché la musica di valore è fine e mezzo di sè stessa, quindi che lo vogliate o meno, in qualche modo anche questa nuova tappa della storia musicale di Styles troverà la sua strada. Tanto vale cercare di essere puri e sgombri da pregiudizi di sorta. Ma dunque cosa c’è da aspettarsi? A parer mio un disco che non vuole compiacere nessuno ma che si pone l’unico obiettivo di restituire all’artista una istantanea veritiera di ciò che sente in questo momento della sua vita ma soprattutto della prospettiva con cui legge il mondo. Un’opera che si mette addosso una veste contemporanea ma che si pone l’obiettivo di eclissare il concetto stesso di temporalità. E mentre snob ottusi si sforzeranno di non battere la suola delle loro Clarks scamosciate a tempo con le massicce dosi di cassa dritta in cui incapperanno, e trentenni spaesati realizzeranno di non potersi più incollare alla cute i capelli strappati per la boyband che doveva impugnare il testimone dei Beatles, Harry Styles tornerà a mettere al centro solo la musica attirando a sé chi avrà il coraggio di accogliere l’ignoto. D’altronde questo è il destino dei più grandi, da sempre e per sempre.