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Il nuovo “Terminator” restituisce dignità alla saga, ma solo un po’

Cosa siamo disposti a fare per indirizzare il futuro da quella, piuttosto che da quell’altra parte? Innanzitutto, partiamo dalle basi, il presente da cui tutto ha inizio. Il luogo dove nasciamo, la famiglia da cui veniamo e con cui, il più delle volte, cresciamo, non fa parte di quel set di scelte che dobbiamo, o tantomeno possiamo, scegliere di compiere. Ciò significa che il contesto in cui finiamo per vivere, perlomeno durante la parte introduttiva della nostra vita, dipende essenzialmente, detto in una sintesi il più possibilmente nazional popolare, dalla buona o dalla cattiva sorte.

Mettiamo quindi il caso che questo destino non prometta nulla di buono; anzi, che appaia tutt’al più già segnato, compromesso. Come se noi fossimo i personaggi di un romanzo e il nostro autore uno scrittore sadico e menefreghista. Sì, insomma quel cosiddetto che ferisce più con le parole, che con la spada. A quel punto, con questo tipo di premesse, cos’è esattamente che ci spinge a vivere? Un obiettivo da raggiungere forse? Un mero istinto primordiale di sopravvivenza? O magari siamo semplicemente forzati dalle circostanze e da tutto ciò su cui esse ruotano?

Terminator: Destino oscuro parla proprio di questo e cerca di farlo nel miglior modo possibile. Lo fa nella storia che racconta mentre viene proiettato su schermo e in quella che l’ha portato al concepimento vero e proprio, prima sulla carta di un piano marketing e poi su camera. Si tratta del sesto capitolo della saga, ma, de facto, di un sequel del secondo film, Terminator 2: Giorno del giudizio. Una sorta di ammissione di colpa per quanto fatto con il resto degli altri film; ora cancellati da quest’ultimo, grazie a chissà quale epica battaglia combattuta e vinta contro chissà che potentissimo terminator proveniente da chissà quale futuro ora non più in programma. Il film parte dunque da delle aspettative, che di base, non erano esattamente eccelse, ma che una volta guardato finisce per stupire, e lo fa in positivo. Intrattiene, dall’inizio alla fine. Botte, esplosioni, tecnologie in un ottimo contorno di effetti speciali.

Torna Sarah Connor (Linda Hamilton), con qualche anno in più, ma decisamente senza nessun accenno di acciacchi. Dopo una breve serie di video di repertorio passato, i fatti iniziano, si sviluppano e rapidamente precipitano, una ventina d’anni dopo aver sconfitto definitivamente Skynet. La nuova minaccia? Legion e nello specifico il suo nuovo terminator, uno speciale Rev-9, mandato a prendersi la vita di Dani Ramos (Natalia Reyes), un’ignara ragazza messicana che si ritroverà catapultata in un mondo fatto di robot pseudo immortali, armi, basi militari, viaggi oltreconfine, esplosioni e molto altro ancora.

A completare il trio di donne, proveniente anch’essa dal futuro il soldato Grace, esponente della resistenza fattasi impiantare delle parti robotiche nel corpo per poter fronteggiare il nuovo nemico dell’umanità. Il tutto senza dimenticare la presenza brillantemente azzeccata di Arnold Schwarzenegger nei panni del vecchio terminator T-800 stavolta in una veste più umana e inaspettatamente divertente. Insomma, Destino oscuro non sarà certo paragonabile ai primi due Terminator, ma rende giustizia alla saga, con un film d’azione ben fatto che riesce a tenerti con gli occhi sullo schermo per più di due ore senza farti annoiare.

Stefano Falcone
Autore

Ventidue anni, barba rossa e baffi all’insù. Siciliano d’appartenenza, cittadino del mondo per aspirazione. Si definisce con i piedi per terra e la testa fra le nuvole, un mix così in contraddizione che potrebbe farlo perdere nel giardino di casa, come arrivare a colonizzare la luna.