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“Star Trek: Picard” non punta sull’effetto nostalgia

Siamo tutti cresciuti affezionandoci a qualcosa. Figurine dei calciatori, cartoni animati, serie tv, libri. Li vivevamo nell’attesa di come sarebbero andati a finire, per poi sentirci svuotati una volta messo il punto finale. Harry Potter, Il Signore degli anelli, Star Trek; saghe che hanno unito generazioni e che si sono concluse, purtroppo. Domanda e offerta, una storia vecchia come il mondo, che fa sì di tanto in tanto che alcuni di questi classici vengano rispolverati. C’è chi li ama e chi li odia, chi crede che non bisognerebbe riesumare ciò che è passato, ma certo è che vendono sempre. Star Trek: Picard – da domani su Prime Video – cos’è quindi? L’ennesimo fan-service o un promettente seguito che riunirà nuovi e vecchi spettatori? L’universo di questo nuovo capitolo della saga è lo stesso, seppur in parte diverso: alcuni personaggi noti tornano sullo schermo (come Jean-Luc Picard o Data) ma l’universo trekkiano appare visibilmente mutato, forse addirittura snaturato: Star Trek ha sempre proposto una visione del futuro positiva (anche se non utopica), contrariamente alla maggior parte delle opere televisive e cinematografiche dello stesso genere. L’uomo ha sempre dipinto il proprio futuro in un’ottica distopica e pienamente autocritica, quasi come fosse un monito, un promemoria da tenere ben presente. Star Trek ci offriva invece una visione meno tragica, più reale, per quanto reale possa essere la fantascienza. In questo nuovo capitolo però quel tutt’altro che ingenuo ottimismo sembra rimpiazzato da sotterfugi, isolazionismo e complotti, che sì, di certo aggiungono un quid all’opera, ma che ne snaturano le radici. D’altronde Orwell ci fa da padrone: così come 1984 era solo un sotterfugio per denunciare gli orrori dell’allora 1948, allo stesso modo l’americana serie tv Star Trek: Picard non può che riflettere e far riflettere sull’attualità del proprio Paese: sotterfugi alle alte sfere del potere e una visione non più così positiva delle proprie sorti. Certo è che un gigante come questo va trattato con i guanti. Ci saranno riusciti, o Star Trek: Picard si rivelerà il solito effetto nostalgia? Per ora i presupposti sembrano giusti. Un’ultima domanda, Kirk o Picard? Picard.

Cecilia Fefè
Autore

Le mie passioni: lettura, cinema, teatro e fotografia. Le cose in cui sono brava: cantare, scrivere, disegnare e cucinare. Le cose in cui sono completamente negata: scrivere autobiografie discorsive.