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“Freaks Out” è la prova che si può fare un fantasy di livello anche in Italia

L’attesa è stata estenuante e interminabile, un po’ come la fine dell’anno scolastico e l’inizio delle vacanze estive per gli studenti. Dopo sei anni dal primo lungometraggio di Gabriele Mainetti, quasi quattro dall’annuncio dell’inizio delle riprese e ben due anni di ritardi distributivi, dovuti alla situazione pandemica e al grandioso lavoro di post-produzione, Freaks Out esce finalmente nelle sale italiane e non delude minimamente le aspettative. Così come per Lo chiamavano Jeeg Robot, Mainetti tratta il cinema di genere in una maniera personale e molto originale, guardando al cinema americano ma, allo stesso tempo, mantenendo un legame molto forte con quello italiano. In questo caso, il fantasy si mescola con il contesto storico della Seconda guerra mondiale, abbinamento che ricorda il cinema e la poetica di Guillermo del Toro.

Grazie a tutto ciò, il film del regista romano è riuscito a sbalordire e a far sognare lo spettatore. Proprio perché il sogno è alla base dei protagonisti del film, sia di quelli positivi che negativi. Il sogno da parte di Israel, l’artista circense ebreo interpretato da Giorgio Tirabassi, e dei suoi quattro fantastici ragazzi, che ricordano i caratteri dei quattro protagonisti del Mago di Oz. Essi sono dei fenomeni da baraccone condannati a vivere e, nel bene o nel male, essere misurati come tali. Le loro speranze ricadono nel sogno di un futuro migliore rispetto a quello che li attenderebbe nella Roma del ‘43 occupata dai nazisti, all’interno della quale non avrebbero possibilità di sopravvivere. Il loro viaggio verso la terra promessa verrà osteggiato dalla perfidia disumana del nazismo e dal riaffiorarsi di alcuni traumi e conflitti del passato dei personaggi. Più degli altri freaks, a fare i conti col proprio passato sarà Matilde, interpretata benissimo dall’attrice emergente Aurora Giovinazzo, la ragazza elettrica con le treccine che accende le lampadine con la bocca e colpisce con una forte scossa chiunque la tocchi. Questa maledizione, come lei la chiama, le impedisce qualsiasi tipo di contatto umano e fa emergere i demoni interni e il potere incontrollabile che nasconde e reprime dentro sé. Ma forse il sogno più controverso e complesso appartiene all’altrettanto contorno antagonista Franz, un pianista tedesco nazista dalle dodici dita in grado di predire il futuro interpretato da Franz Rogowski. La coesistenza tra la sua fede nazista e la condizione di freak fanno di Franz un villain affascinante, spietato e patetico, nonostante non regga il confronto con Lo Zingaro interpretato da Luca Marinelli.

Di Franz sono altrettanto affascinanti e ben realizzate le visioni del futuro che attende l’umanità, durante le quali possiamo osservare oggetti e fatti appartenenti alla contemporaneità; vediamo un telefono cellulare, un joypad, sentiamo la musica dei Radiohead e dei Guns N’ Roses e vediamo il moonwalk di Michael Jackson. Il lavoro sugli effetti speciali e visivi delle visioni di Franz è solo uno dei numerosi pregi tecnici che la pellicola vanta. La magia che la fotografia di Michele D’Attanasio infonde si percepisce sin dalla primissima scena in cui vengono presentati i protagonisti e il Circo Mezzapiotta di Israel, nella quale si avverte l’influenza del cinema poetico sognatore di Federico Fellini e Tim Burton. Tutte queste componenti fanno di Freaks Out un ottimo film fantasy di stampo italiano, in cui si intende tutta la voglia di Gabriele Mainetti di portare avanti la sua idea di cinema. Dopo una visione magica e sorprendente come quella di questo film, non possiamo far altro che sperare che il cinema italiano riparta da registi come Mainetti e dalle maestranze della sua squadra.