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“Monterossi”, il crime all’italiana con Bob Dylan in sottofondo

«Non sei diventato San Francesco e neppure il subcomandante Marcos, la vita è a volte crudele». «Io mi accontenterei di non sputarmi in faccia quando mi guardo allo specchio». Questo lo scambio di battute tra Carlo Monterossi (Fabrizio Bentivoglio), ex autore televisivo del programma di successo Crazy Love, e la sua agente, Katia Sironi (Maria Paiato), che tenta in tutti i modi di convincerlo a tornare a lavorarci a suon di migliaia di euro. La sera prima Monterossi aveva visto la morte in faccia: aprendo la porta del suo appartamento con un bicchiere di whisky in mano si era trovato davanti il buco nero della canna di una pistola. Ed è proprio quel bicchiere (di cristallo pesante) pieno di whisky, lanciato contro il suo attentatore, che gli ha salvato la vita, anche se il proiettile si è conficcato dritto in mezzo alla fronte della foto di Bob Dylan, sua fonte di ispirazione.

«Monterossi è un vincente involontario innamorato dei perdenti», racconta Bentivoglio in conferenza stampa. Ma è anche un elegante signore di mezza età che non è soddisfatto della sua vita, del suo lavoro di autore televisivo, che si circonda di giovani amici e che ha nostalgia di vecchi amori che si ripresentano inaspettatamente davanti ai suoi occhi. È un milanese nostalgico che passeggia per le strade della sua città e che dalla finestra del suo appartamento può vedere la nuova Milano, quella di Citylife, quella del Bosco Verticale e quella di Piazza Gae Aulenti. Monterossi si inserisce nel filone crime e vede come protagonisti da un lato la polizia, dall’altro insospettabili cittadini, uniti – come appunto Monterossi ed i suoi collaboratori – nello svolgere indagini parallele che si intersecano. La prima stagione di Monterossi è composta da sei episodi (tre+tre) che fanno riferimento a due libri diversi di Alessandro Robecchi, Questa non è una canzone d’amore e Di rabbia e di vento. La narrativa italiana negli ultimi anni, soprattutto quella edita da Sellerio, è stata una dispensa da cui attingere a piene mani e anche questa nuova produzione si appresta a diventare un caso di successo, merito soprattutto dei suoi protagonisti principali: Fabrizio Bentivoglio e Donatella Finocchiaro.

Certo, qualche personaggio secondario non ha fornito, soprattutto nei primi tre episodi, delle interpretazioni esattamente memorabili, ma nel complesso il cast è sicuramente di buon livello. Molto interessante infatti è anche il personaggio cinico e falsamente mieloso di Flora De Pisis, interpretata da Carla Signoris (conduttrice senza scrupoli del programma trash Crazy Love, amato e odiato dal suo autore). La serie è anche una critica alla tv del dolore. «È una televisione che usa i sentimenti delle persone più che raccontarla», dice Bentivoglio. «È pornografia dei sentimenti e fucilazione del pudore questo tipo di televisione», conferma Robecchi. Ma questa televisione, almeno nella serie, può anche essere usata dai suoi protagonisti in modo positivo, favorendo lo svolgimento delle inchieste sui casi che stanno seguendo. E poi c’è l’amore di Carlo Monterossi per Bob Dylan che è per lui una specie di zio, di fratello maggiore, di amico di vinile. Per ogni situazione c’è una canzone giusta del vecchio Bob. Come potrebbe essere altrimenti.