Di chi sono i nostri giorni? È una domanda incerta ed enigmatica quella che scandisce La grazia, il nuovo film di Paolo Sorrentino che ha aperto l’82esima edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica a Venezia. I giorni di cui parla il film sono innanzitutto gli ultimi del mandato del Presidente della Repubblica di Toni Servillo, con il quale Sorrentino torna a lavorare per la settima volta in carriera. Appare subito chiara quindi la volontà del regista partenopeo di riproporre un film politico, stavolta però senza analizzare figure realmente esistite come fu per Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi, ma creando da zero Mariano De Santis, un presidente giurista stanco ed acciaccato nel fisico e nell’animo dal peso del ruolo che ha sempre dovuto sostenere e, soprattutto, dalla perdita della moglie Aurora.

Al presidente De Santis sono quindi richiesti due ultimi sforzi istituzionali: firmare o meno la legge sull’eutanasia sulla quale la figlia Dorotea (Anna Ferzetti) ha tanto lavorato e decidere se concedere la grazia a due detunuti con due differenti storie di omicidio alle spalle. I giorni del film sono quindi anche i nostri, viste le tematiche che mette in campo, così attuali e combattute. Come un monolite il nostro protagonista sembra non potersi muovere dalle sue posizioni, figlie di un profondo retaggio cattolico. Ma il dolore che lo logora dentro lo porterà alla ricerca di un piccolo sconvolgimento finale, quell’atto di coraggio che mai ha tentato nella sua vita. In lui nasce quindi il seme del dubbio, centro nevralgico di tutta l’opera, un cambiamento in piccole dosi che appaiono però come enormi fatiche per un uomo della sua immobilità. Ed è così che la massima carica dello Stato può diventare grande fan di un noto rapper italiano (a voi il gusto di scoprire chi).

Perdonare la persona che più si è amati, per poi perdonare gli altri. Anche in questo Paolo Sorrentino riesce a sfruttare al meglio il personaggio di De Santis, e lo fa utilizzando un tono comico vibrante e sagace come quasi mai gli era riuscito in carriera. Ed in questo è fondamentale il personaggio di Coco Valori (Milvia Marigliano), amica storica del Presidente che con le sue battute lo accompagna fedelmente da quasi tutta la vita. La grazia è quindi un ritorno per Sorrentino ad un film che instaura nello spettatore riflessioni più universali, dopo i più personali È stata la mano di Dio e Parthenope, e che propone un’idea di una politica speranzosa, fatta di uomini retti e riflessivi: un qualcosa che ai nostri giorni sembra un improbabile miraggio.