Il 2025 è stato un anno di cinema attraversato da un senso costante di inquietudine. È stato, senza troppi dubbi, l’anno dell’horror, inteso non solo come genere ma come linguaggio capace di inglobare politica, trauma, crisi del presente e paure collettive. Molti dei film più forti hanno utilizzato il terrore per raccontare il mondo, i corpi e il potere. A emergere con decisione è stato anche il cinema internazionale, in particolare quello proveniente dal Medio Oriente, capace di unire urgenza politica e rigore formale. L’Italia ha offerto poche opere, ma sentite e coerenti, mentre commedia e animazione hanno faticato a intercettare davvero lo spirito dell’anno.
30. Dracula – L’amore perduto, Luc Besson
Luc Besson rilegge il mito di Dracula spostando il centro del racconto sul dolore e sulla perdita. Il vampiro diventa una figura tragica, condannata all’immortalità e alla solitudine. L’horror lascia spazio a un melodramma gotico, dominato da immagini sontuose. Il film riflette sull’amore come condanna eterna. Non tutto funziona, ma l’ambizione è evidente. Un’opera irregolare ma sentita. Una chiusura malinconica per la classifica.
29. 40 secondi, Vincenzo Alfieri
40 secondi di Vincenzo Alfieri racconta le 24 ore antecedenti alla notte di Colleferro che porterà alla morte di Willy Monteiro Duarte, ucciso durante una rissa per mano dei fratelli Bianchi. Il film segue Willy, i suoi amici, i futuri aggressori e il contesto umano e sociale che li circonda, costruendo un lento e inesorabile avvicinamento a quei quaranta secondi fatali che spezzano una vita. Ambientato nella provincia laziale, tra locali notturni e spazi quotidiani, Alfieri lavora in modo rigoroso sui punti di vista, alternando prospettive, tempi e percezioni, evitando ogni spettacolarizzazione e lasciando che siano i fatti e le responsabilità a parlare. Un film necessario, che guarda in faccia la realtà e non fa sconti a nessuno.
28. K-Pop Demon Hunters, Maggie Kang & Chris Appelhans
Il film segue un gruppo di idol K-pop che, oltre alla carriera musicale, combattono segretamente demoni che minacciano il mondo. L’animazione mescola action, musical e folklore orientale, puntando su ritmo e colori sgargianti. Il racconto alterna vita pubblica e identità segreta, riflettendo sul peso dell’immagine. Pur restando un prodotto leggero, prova a intercettare un immaginario globale. Narrativamente resta superficiale, ma visivamente energico. Una curiosità pop più che un film memorabile. Emblematico dei limiti dell’animazione dell’anno.
27. Avatar – Fuoco e cenere, James Cameron
Il terzo capitolo della saga espande ulteriormente il mondo di Pandora, introducendo nuovi clan e territori segnati dalla guerra. Jake Sully e la sua famiglia affrontano un conflitto sempre più devastante e ideologico. Cameron spinge il racconto verso toni più oscuri, interrogandosi sul ciclo infinito della violenza. Il film riflette su colonialismo, distruzione ambientale e fanatismo. La spettacolarità resta centrale, ma più cupa e meno celebrativa. Pandora non è più un rifugio, ma un campo di battaglia. Un blockbuster attraversato da un pessimismo crescente.
26. Wake Up Dead Man: Knives Out, Rian Johnson
Benoit Blanc viene coinvolto in un’indagine ambientata in una comunità isolata e profondamente religiosa, segnata da segreti e tensioni morali. Il caso è meno giocoso e più cupo rispetto ai capitoli precedenti della saga. Rian Johnson continua a smontare i meccanismi del giallo classico, spostando l’attenzione sul fanatismo e sull’ipocrisia collettiva. Il mistero diventa un pretesto per parlare di fede e potere. Daniel Craig lavora su un registro più trattenuto. Un intrattenimento elegante e consapevole. Meno esplosivo, ma più riflessivo.
25. Mickey 17, Bong Joon-ho
Ambientato in un futuro di colonizzazione spaziale, il film segue Mickey, un lavoratore sacrificabile che viene clonato ogni volta che muore per svolgere missioni ad alto rischio. Ogni nuova versione mantiene i ricordi della precedente, creando una crisi identitaria profonda. Bong Joon-ho utilizza la fantascienza per riflettere su sfruttamento, capitalismo estremo e perdita dell’individualità. Il tono oscilla tra satira e angoscia esistenziale. Robert Pattinson interpreta un protagonista fragile e spaesato. Un film che usa il genere per parlare di lavoro e alienazione. Imperfetto ma molto significativo.
24. Broken Rage, Takeshi Kitano
Il film è diviso in due parti speculari: la prima racconta una storia di yakuza con tono secco e violento, la seconda la ripete in chiave grottesca e comica. Kitano riflette sul proprio cinema e sulla rappresentazione della violenza. Broken Rage è un gioco metanarrativo sul genere. Un film breve ma densissimo. Autoironico e lucidissimo.
23. Queer, Luca Guadagnino
Negli anni Cinquanta, uno scrittore americano sviluppa un’ossessione amorosa per un giovane uomo. Guadagnino esplora desiderio e dipendenza. Il corpo diventa linguaggio. Un film sensuale e malinconico. Crepuscolare.
22. Io sono ancora qui, Walter Salles
Durante la dittatura brasiliana, una donna cerca il marito desaparecido. La sua ricerca diventa un atto di resistenza silenziosa. Salles racconta il dolore senza retorica. Un film politico e profondamente umano. Necessario.
21. Oh, Canada – I tradimenti, Paul Schrader
Un documentarista anziano ripercorre la propria vita fatta di compromessi morali. Schrader riflette su colpa e memoria. Il passato pesa come una condanna. Un bilancio esistenziale severo. Coerente con il suo cinema.
20. Father Mother Sister Brother, Jim Jarmusch
Strutturato in tre capitoli, il film racconta relazioni familiari segnate da distanza emotiva. Ogni segmento segue personaggi diversi. Jarmusch lavora su silenzi e tempi morti. Un cinema minimale e lucidissimo. Sul tempo che passa.
19. Frankenstein, Guillermo del Toro
Del Toro adatta il romanzo di Mary Shelley concentrandosi sulla creatura. Il rapporto con il creatore diventa una tragedia sull’abbandono. Il gotico si trasforma in melodramma. Un film profondamente umano. Visivamente magnifico.
18. Weapons, Zach Cregger
La scomparsa simultanea di alcuni bambini sconvolge una comunità americana. Il film segue diversi punti di vista. La paura diventa contagiosa. Cregger costruisce un horror corale teso e angosciante. Il mistero distrugge i legami sociali. Lucidissimo.
17. Bugonia, Yorgos Lanthimos
Un apicoltore convinto di una cospirazione rapisce una potente CEO credendola un’aliena. Lanthimos utilizza la fantascienza satirica per raccontare complottismo e paranoia contemporanea. Il film riflette sulla sfiducia nella scienza. Grottesco e inquietante. Uno specchio deformante del presente.
16. Le città di pianura, Francesco Sossai
Ambientato nella pianura veneta, il film segue personaggi sospesi tra lavoro, relazioni e sogni irrealizzati. La provincia diventa spazio di immobilità. Sossai osserva con delicatezza e senza giudizio. Un cinema fatto di silenzi e attese. Una delle sorprese italiane dell’anno.
15. Superman, James Gunn
James Gunn racconta un Clark Kent giovane, diviso tra vita privata e responsabilità morale. Il film punta sull’empatia più che sullo spettacolo. Superman torna a essere umano e vulnerabile. Un tentativo riuscito di restituire senso al mito. Intimo e sorprendente.
14. 28 anni dopo, Danny Boyle
Ambientato decenni dopo l’epidemia, il film mostra una società che ha normalizzato la violenza. Una nuova generazione vive senza memoria del mondo precedente. Boyle riflette sull’impossibilità di guarire da un trauma collettivo. L’orrore è ormai quotidianità. Un sequel cupo e politico.
13. Bring Her Back, Danny & Michael Philippou
Due fratelli rimasti orfani vengono affidati a una donna che nasconde pratiche rituali legate al lutto. Il desiderio di riportare in vita chi è morto diventa una trappola emotiva. I Philippou raccontano il dolore come qualcosa di manipolabile. L’horror nasce dalle relazioni. Un film crudele e potentissimo.
12. Sotto le foglie, François Ozon
Il film racconta la storia di una donna anziana che vive isolata nella campagna francese. L’arrivo di una giovane parente riporta a galla segreti legati a maternità, abuso e rimozione. Ozon costruisce un racconto ambiguo e inquietante. La natura diventa spazio di colpa e silenzio. Un film che lavora sul non detto. Profondamente disturbante.
11. Eddington, Ari Aster
In una cittadina del New Mexico, un conflitto politico locale degenera rapidamente in paranoia collettiva. Ari Aster utilizza il grottesco per raccontare un’America isterica e frammentata. Il film alterna momenti di satira a esplosioni di violenza. Nessuno è davvero innocente. Un ritratto disturbante del presente.
10. Here, Robert Zemeckis
Il film osserva un unico luogo attraverso decenni di storia, seguendo le vite che lo attraversano. Famiglie, amori e perdite si sovrappongono nello stesso spazio. Zemeckis riflette sul tempo come accumulo di memoria emotiva. La narrazione procede per frammenti. Un film semplice e profondamente nostalgico.
9. Emilia Perez, Jacques Audiard
Un potente boss del narcotraffico messicano decide di sparire e cambiare identità, intraprendendo un percorso di transizione di genere. Ad aiutarlo è un’avvocata che diventa testimone e complice della trasformazione. Audiard mescola musical, crime e melodramma. Il film parla di identità come processo fluido. Audace, imperfetto e vitale.
8. Presence, Steven Soderbergh
Una famiglia si trasferisce in una nuova casa, osservata da una presenza invisibile. Il film è raccontato interamente dal punto di vista di questa entità silenziosa. Soderbergh trasforma l’horror in uno studio sul lutto e sull’incomunicabilità familiare. La paura nasce dall’intimità e dai segreti. Un esperimento formale sorprendentemente emotivo. Minimalista e inquietante.
7. I peccatori, Ryan Coogler
Ambientato nel Sud degli Stati Uniti, il film segue due fratelli che tornano nella città natale riaprendo ferite mai rimarginate. Coogler intreccia realismo sociale ed elementi horror per raccontare il peso della storia americana. La religione, la violenza e il razzismo diventano presenze concrete. Il passato non è mai davvero passato. Un film teso e profondamente politico.
6. Generazione Romantica, Jia Zhangke
Seguendo un gruppo di giovani nell’arco di diversi anni, Jia Zhangke racconta una Cina in costante trasformazione. Le relazioni si consumano lentamente, mentre il paesaggio urbano cambia a velocità disumana. Il film osserva il tempo che passa e ciò che lascia dietro di sé. I sogni si scontrano con la realtà economica. Un ritratto generazionale intimo e malinconico.
5. Nosferatu, Robert Eggers
Robert Eggers rilegge il mito di Nosferatu tornando alle radici gotiche della storia. Il film segue l’arrivo del conte Orlok in una cittadina europea segnata da malattia e superstizione. Al centro c’è un rapporto ossessivo che intreccia desiderio, morte e sacrificio. Eggers utilizza l’horror per parlare di repressione e contagio. Ogni immagine è carica di minaccia. Un film ipnotico e profondamente funereo.
4. La voce di Hind Rajab, Kaouther Ben Hania
Il film ricostruisce le ultime ore di Hind Rajab attraverso registrazioni audio reali e testimonianze. Ben Hania sceglie di non mostrare la violenza, ma di farla esistere nel suono, nell’attesa e nell’impotenza. La voce diventa memoria, prova e atto d’accusa. Lo spettatore è chiamato ad ascoltare, senza possibilità di distacco emotivo. È un cinema che chiede responsabilità. Devastante nella sua semplicità.
3. Il seme del fico sacro, Mohammad Rasoulof
Un giudice iraniano, appena promosso, riceve un’arma per proteggersi durante le proteste che attraversano il paese. Quando la pistola scompare, la sua famiglia viene travolta da sospetti e paranoia. Rasoulof utilizza il microcosmo domestico per raccontare il funzionamento del potere autoritario. Il conflitto generazionale diventa inevitabile. Il film mostra come l’ideologia possa corrodere ogni legame affettivo. Un’opera di straordinaria urgenza politica.
2. Un semplice incidente, Jafar Panahi
Un banale incidente stradale diventa l’occasione per mettere a nudo le dinamiche di potere e responsabilità all’interno della società iraniana. Panahi segue i personaggi coinvolti mostrando come ogni gesto venga filtrato da paura, convenienza e controllo. Il film procede con apparente leggerezza, ma accumula una tensione morale costante. Nessuno è davvero innocente, nessuno completamente colpevole. Il privato diventa immediatamente politico. Un cinema essenziale e lucidissimo.
1. Una battaglia dopo l’altra, Paul Thomas Anderson
Ambientato in un’America disillusa e frammentata, il film segue un gruppo di ex attivisti politici alle prese con ciò che resta delle loro battaglie ideologiche. Paul Thomas Anderson costruisce un racconto corale fatto di dialoghi fiume, memorie che pesano come macigni e relazioni logorate dal tempo. I personaggi si muovono in un presente che non offre necessariamente risposte, ma che dà in ogni caso la possibilità di guardarsi indietro con lucidità. Il film riflette sul fallimento degli ideali senza cinismo, con una malinconia profonda. È un’opera politica nel senso più umano del termine. Uno dei lavori più maturi e stratificati del regista.