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“Backrooms” e “Obsession”: il successo al cinema dei registi youtuber 

Kane Parsons e Curry Barker stanno dominando i botteghini con due horror a budget ridotto. Un fenomeno che interroga il cinema contemporaneo: la gavetta su YouTube stia ridisegnando le regole del settore?

La storia del cinema non è nuova a giovani registi che sfondano con film girati a basso costo. El Mariachi di Robert Rodriguez fu prodotto con meno di dieci mila dollari, e Kevin Smith finanziò Clerks con le carte di credito. Ma è l’horror il genere che più di tutti ha saputo dare il meglio di fronte alla scarsità di risorse, partendo da Evil Dead di Sam Raimi a Eraserhead di David Lynch e arrivando ai più recenti Barbarian e Longlegs. Non è quindi una novità assoluta vedere capolavori girati con due soldi. Ma il successo attuale di Backrooms e Obsession sembra voler dare un forte segnale: oggi la gavetta si fa su YouTube, con budget risicati e ricorrendo a strumenti dal costo contenuto che riducono al minimo i costi di produzione. Kane Parsons, ventenne al suo esordio, ha portato sul grande schermo il fenomeno delle Backrooms, del quale si può tranquillamente definire uno dei maggiori artefici del successo. Il suo film è un esempio perfetto di “minima spesa, massima resa”: un cast ridotto a una decina di attori, con Renate Reinsve come nome di punta. Non introduce una novità assoluta, ma sfrutta un universo noto e con una fanbase consolidata, permettendo alla casa di produzione A24 di registrare il maggior incasso della sua storia in meno di una settimana. Parsons non si limita a allungare il formato dei cortometraggi, ma espande l’universo delle Backrooms con tematiche complottistiche e risvolti psicologici, sia interni che esterni a questo mondo fatto di pareti gialle e luci al neon.

Consapevole dei suoi limiti da esordiente, decide di affidarsi ad un team di supporto di comprovata esperienza: lo sceneggiatore Will Soodik (proveniente dal mondo delle serie TV), i produttori James Wan e Shawn Levy e il direttore della fotografia Jeremy Fox, che ha lavorato a Longlegs, uno degli horror più acclamati degli ultimi anni. Diverso l’approccio di Curry Barker, la cui carriera ricorda quella di Jordan Peele: partito dagli sketch comici, è passato in poco tempo a un opera prima come Get Out che dimostra una padronanza totale del mestiere, una visione solida e un’autonomia nella filiera produttiva. Obsession è scritto, diretto e montato dallo stesso Barker, che ne ha anche curato il casting, con la scelta di Inde Navarrette come coprotagonista che col senno di poi si è rivelata un colpo di genio. Il budget puro del film, escludendo la ben più costosa campagna pubblicitaria, non ha superato il milione di dollari, ma i diritti di distribuzione sono stati venduti per oltre dieci milioni. Se Backrooms ha come punto di forza un universo già amato dal pubblico, Obsession opta per la rilettura di un tema già esplorato più volte in passato, come la degenerazione di una relazione tossica. Il merito di Barker è il modo con il quale ha costruito la tensione: un crescendo di thriller psicologico che culmina in un finale inevitabile, grazie a una regia sicura e una scrittura capace di rendere indimenticabili anche i momenti sulla carta più telefonati. C’è un po’ di storytelling nel raccontare il clamoroso successo di questi due film. Anche perché non si trattano di produzioni a costo zero: i budget promozionali, spesso trascurati negli articoli o nei reel di Instagram e TikTok, sono stati in entrambi i casi cospicui e ben oltre il costo puro del film.

Ma la vera notizia è che Barker e Parsons potrebbero essere ricordati come i pionieri di una nuova era, in cui la formazione su YouTube e una visione capace di andare oltre all’uso intelligente delle risorse  possono portare ad un’autentica rivoluzione del cinema. Tutto questo in uno scenario che ricorda in molti punti quello che ha portato alla nascita della New Hollywood tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta: registi abili che costruiscono capolavori low cost in un mondo nel quale le grandi case insistono con sfarzose produzioni. Possiamo quindi parlare di una nuova generazione di registi nati su YouTube? La risposta è sì. YouTube è diventato la nuova palestra per chi sogna il grande schermo, assumendo il ruolo che ebbero i videomusicali negli anni Novanta. Da quel mondo sono emersi nomi come David Fincher (Vogue di Madonna), Michael Gondry (Around the World dei Daft Punk), Spike Jonze (Buddy Holly dei Weezer) e Marc Webb, che ha alternato blockbuster a collaborazioni con la scena emo degli anni Duemila. Se Backrooms e Obsession sono solo l’inizio, il cinema potrebbe essere di fronte a una delle sue rivoluzioni più silenziose, ma anche più radicali e democratiche.

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