Opinion

“Chernobyl”, il miracolo di Craig Mazin

Chernobyl è una piccola perla: una miniserie in cinque puntate che ripercorre i tragici mesi successivi all’esplosione del reattore numero quatto della centrale nuclerare V. I. Lenin. Il racconto che Craig Mazin propone non è incentrato tanto sul come, ma sul perché. La narrazione parte infatti dalla fine, ponendo l’incidente alla centrale non come arrivo, ma come inizio. Inoltre le sorti del protagonista, Valerij Legasov, interpretato magistralmente da Jared Harris, vengono chiarite fin da subito, facendoci subito capire che ciò che sarà mostrato non avrà un lieto fine. L’obiettivo di Chernobyl è di istruire lo spettatore. In primo luogo spiega come funziona una centrale nucleare e di conseguenza le cause fisiche che hanno portato all’incidente. In secondo luogo viene dettagliatamente mostrata la devastazione delle radiazioni sia sull’uomo che sull’ambiente tramite scene che sono veri e propri pugni nello stomaco. Infine, cosa forse ancora più importante, tutta la serie è una forte inchiesta storica nei confronti di tutti gli errori umani che hanno portato all’esplosione del reattore e un’aspra critica nei confronti dell’ex Unione Sovietica che cercò in tutti i modi di nascondere al mondo la sua responsabilità nell’accaduto.

Chernobyl è però anche un profondo viaggio all’interno della coscienza umana. I protagonisti Legasov e Boris Shcherbina (Stellan Skarsgård), saranno costantemente combattuti tra il rispettare gli ordini imposti dall’alto e il fare la cosa giusta, salvaguardando la salute e la sicurezza delle persone che furono coinvolte nell’incidente, esponendosi in prima linea alle radiazioni. La serie racconta le vite di molti personaggi, di si fatica a ricordarne il nome, ma che servono a mostrare le mille sfaccettature di una storia ricca di ingiustizie e contraddizioni. La scienziata Ulana Khomyuk, così come tutti gli scienziati che lavorarono alla centrale dopo l’esplosione, è il simbolo della ricerca della verità. Lei infatti sarà in prima linea per investigare sulle cause del disastro e sul ruolo che l’URSS ebbe. Vasily Ignatenko è invece uno dei tanti pompieri che diedero la vita la notte quella notte per cercare di spegnere le fiamme che divampavano nella centrale. Ci sono infine i colpevoli: Djatov, Bryukhanov e Fomin, gli uomini che follemente autorizzarono il test nucleare che poi portò alla distruzione del nocciolo del reattore quattro e che in tutti i modi tentarono di convincere l’opinione pubblica che la situazione fosse sotto controllo.

Chernobyl per cinque episodi tiene con il fiato sospeso, mostrando in maniera brutale i fatti di quel terribile 1986, senza esclusione di colpi nei confronti di vittime e colpevoli, il tutto caratterizzato da una fotografia mozzafiatante e da un ritmo in costante ascesa. La critica sta osannando il nuovo prodotto HBO con votazioni che sfiorano il dieci, la votazione più alta della storia per una serie tv, superando colossi come Breaking Bad e Game of Thrones. Gli unici che sembrano essere estremamente delusi dalla serie sono i russi, che hanno visto Chernobyl come un attacco dell’occidente nei loro confronti, tanto da comunicare l’intenzione di creare un loro prodotto che rispecchi la loro verità. Chernobyl è una serie che tutti dovrebbero guardare, un tassello essenziale per tutti quelli che non conosco o non ricordano i drammatici fatti che hanno messo in pericolo tutto il mondo, perché nessuno dovrebbe dimenticare come l’uomo il 26 aprile 1986 è stato ad un passo dall’inferno.

Vincenzo Cozzolino
Autore

Classe 1995, studente e appassionato di comunicazione digitale e giornalismo. Ho la musica nel sangue e una ossessione per le serie tv.