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Ariete: dalla A (di Arianna) alla Z (di Generazione)

Negli ultimi giorni, proprio mentre preparavo questa chiacchiera con Arianna (di qui in avanti Ariete) mi sono imbattuto in una frase molto interessante di David Foster Wallace che, onde evitare di sbagliare, incollo brutalmente da Google: “L’assoluta raison d’être della televisione è riflettere ciò che la gente desidera vedere. È uno specchio.” La sola (ma cruciale) differenza tra lo specchio descritto da Wallace e quello che dà il nome al disco di Ariete è che quest’ultimo non riflette i desideri delle persone, anche se l’hype per questa release era letteralmente alle stelle. Riflette semplicemente ciò che si trova di fronte, perché in fondo è così che funzionano gli specchi, no? Ariete davanti al suo ha messo soltanto la sua anima, nient’altro. Perché può essere facile montarsi la testa, certo. Specie quando tutti ti mettono gli occhi o, come in questo caso, le orecchie addosso. Ma se riesci a rimanere fuori – a non farti troppo inebriare – da tutte queste enormi distrazioni (fatte di autografi, applausi e pacche sulla spalla) beh allora improvvisamente tutto ciò che conta torna a fuoco. In questo caso: la musica. Ariete si racconta, dalla A di Arianna (ma anche del suo nome d’arte) alla Z intesa come Generazione.

A come Arianna e Ariete: qual è la differenza?
In realtà il gap non c’è mai stato, secondo me. Ariete è solo Arianna che canta e non credo che abbia senso costruire un personaggio.

B come Bomba Dischi, la tua etichetta.
Per me Bomba Dischi è semplicemente una famiglia. Un insieme di persone che ti stanno accanto tanto in ambito lavorativo quanto al di fuori.

C come Castelli di lenzuola, il tuo nuovo singolo.
È un brano a cui tengo molto che è fuori dalla mia comfort zone ed è stato scritto in collaborazione con Michelangelo (Blanco, Sfera Ebbasta ndr.).

D come Drast: se sei dove sei ora è anche merito suo, giusto?
Drast
mi ha presa e mi ha portata con sé. Ha mixato e masterizzato il mio primo EP, mi ha presentato un po’ a tutti. Insomma, è un po’ l’inizio di tutto il mio percorso.

E come Ego
È deleterio per l’artista come per le persone attorno all’artista. Tanti mettono prima l’ego davanti alle cose realmente importanti. Quindi penso che vada usato con parsimonia, ecco.

F come Franco126
Che dire di Franchino, lo ascolto e lo stimo da tanti anni, fin dai tempi in cui era in coppia con Carlo (Carl Brave ndr.) io andavo ai suoi concerti. Quindi ho solamente tantissima stima per lui.

G come genitori: che rapporto hai con loro?
Ho avuto parecchi conflitti con i miei genitori. Con loro ho avuto un rapporto molto altalenante, soprattutto con mio padre. Ora che sto bene con me stessa e di conseguenza anche con la mia famiglia, penso sia doveroso parlare di loro nelle mie canzoni.

H come Hotel, in cui immagino passerai parecchio tempo.
Con gli hotel ci volo. Mi piace andarci, mi piace spostarmi in giro e arrivare ogni volta in un hotel nuovo e in un posto nuovo. È figo per me girare e conoscere nuova gente.

I come idol: chi sono i tuoi?
Non credo di averne. Rispetto ed ammiro tante persone nel mondo della musica ma non ho idoli.

J come Jolly: cosa ti piacerebbe che ti chiedessero nelle interviste?
Mi dispiace che si parli sempre tanto del progetto e mai delle persona che c’è dietro ad esso. Tante volte si parla della musica ma mai di tutto quello che c’è dietro. Mi piacerebbe ogni tanto sottolineare certe cose che magari si danno per scontate ma che in realtà non lo sono.

K come Kvneki, l’altro volto di Psicologi.
Abbiamo dei caratteri piuttosto opposti io ed Alessio. Però è molto entusiasta del mio progetto così come io sono molto entusiasta del loro e quindi sono contenta di averlo conosciuto.

L come L, il primo singolo estratto dal nuovo disco.
Quello è un brano davvero incazzato (“Mi hai fatto credere di amarmi perché sei brava a mentire/Mi dici che ti manco, non ti voglio sentire/Le bugie bianche sono tali quando non sei sporco dentro/Ma tu sei così marcia che non spreco più tempo”, canta ndr.). Quando ci penso, mi dico che forse avrei dovuto evitare di scrivere certe cose, perché è un brano veramente di pancia, no? Ma al di là di ciò sono contenta di averlo pubblicato.

M come Madame, con cui collabori in Cicatrici.
Grande rispetto per lei. Ci conosciamo da un paio d’anni e da tempo dicevamo di voler fare qualcosa insieme. La rispetto molto e mi piace molto la sua musica. Nutro molta stima nei suoi confronti.

N come No: ne dici tanti?
Mi capita di dire tanti no. Magari a proposte di collaborazioni o a proposte di qualsiasi tipo a dire il vero. Dire sempre sì a tutti ti rende un po’ sciapo secondo me.

O come One Direction: prima hai detto di non avere idoli, ma ho letto che da adolescente stavi in fissa per loro.
È un progetto che ormai non mi piace più ma quando ero piccola, come praticamente ogni ragazzina di 12 anni, ero in fissa con gli One Direction. Volevo avere una band come la loro e volevo girare il mondo, insomma. Devo però ammettere che il progetto solista di Harry Styles mi piace parecchio.

P come provincia, dove sei cresciuta.
Diciamo che il talento da qualunque parte venga è sempre bello, no? Come dice Blanco, stare in provincia ti annoia così tanto che alle nuove opportunità vuoi arrivarci da solo. Per me ora vivere a Roma grazie alla mia carriera, significa che sono riuscita ad andarmene da Anzio grazie a me stessa. La provincia mi ha sicuramente aiutato in questo senso, è come se mi avesse motivato.

Q come Quella di prima, ottava traccia del disco.
È un brano veramente molto sciallone (“Esco, questa sеra non ti penso più ed esco/Ti ritrovo sullе labbra di un’altra/Non la bacio e, giuro, un po’ mi detesto”, dice in Quella di prima). La melodia molto sbarazzina e cose del genere. È stato un brano tranquillo e semplice da scrivere e sono contenta che sia così.

S come Specchio, il titolo del tuo disco d’esordio.
Sicuramente sono riuscita a metterci dentro quello che volevo e sono contenta per questo. Specchio vuol dire tutto in questo momento per me. È un concetto che mi sta a cuore, è un po’ come lo specchio della mia vita. Sono contenta di aver avuto il coraggio di tirarlo fuori e di rivedermici dentro. E lo vedo come un progetto sempre molto tranquillo e naturale.

T come Tour: cosa si devono aspettare i fan dai tuoi concerti?
Spero che la gente che mi ascolta non si aspetti nulla (il tour inizierà il 15 giugno dal Carroponte di Milano ndr.). Che vengano semplicemente ad ascoltare le mie canzoni e a divertirsi. Poi è chiaro ci sarà qualche sorpresa. Canterò i pezzi nuovi e sicuramente qualche pezzo vecchio, è chiaro. Quel che conta è che le persone siano spensierate e contente.

U come unicità: ti senti così?
Credo di essere una persona normalissima. Sono sincera, ecco. Non mi faccio tanti problemi su come agire artisticamente. Semplicemente esisto.

V come vaffanculo: a chi vorresti lanciarlo in questo momento?
Allo stato italiano nella sua totalità praticamente. Da come sta gestendo la situazione legata al covid, fino alla scuola, i giovani e la politica.

W come wave, intesa come scena.
Mi sento parte della wave musicale delle persone a cui non interessa cosa stanno facendo. In cui l’importante è che lo facciano per un bene comune ovvero quello di cambiare le regole del gioco. Se esiste una wave del genere è una wave in cui di sicuro ci metto dentro anche Psicologi. E in quel caso sento di farne parte al 200%.

X come X Factor, a cui hai partecipato nel 2019.
Decisamente (ride ndr.). Non volevo neanche farlo e ti dirò di più, sono più che contenta di come si sia evoluto il tutto.

Y come Yes-Woman: come lo vivi questo panorama musicale che tratta tutti come dei fenomeni?
Viviamo in una realtà musicale – e non solo noi italiani – in cui se hai fatto due numeri sei il più grande praticamente. Io non ho mai fatto discorsi del genere con le persone con cui lavoro, piuttosto c’è sempre stato un approccio alla “diamoci dei consigli”:

Z come Generazione Z: ti senti una portavoce?
Mi sento portavoce della mia vita e basta. Se tanta altra gente si rivede nella mia roba non può che farmi piacere. Però diciamo che sono portavoce solo di me stessa e sono contenta che sia così.


Foto Digital Cover Story: Paola Onorati
Digital Cover: Jadeite Studio
Editing: Ciro Arena