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Royel Otis – Prima del prossimo passo
Tra tour infiniti, cover virali e il secondo album "Hickey", i Royel Otis raccontano la propria ascesa globale. «Avevamo bisogno di ripartire da zero», ci dicono, tra nostalgia di casa e nuove canzoni che prendono forma nello studio di Los Angeles.
Balu Brigada – Prendersi il tempo
Due fratelli che, a un certo punto, hanno capito che Auckland non bastava più: i Balu Brigada ci raccontano cosa significa debuttare quando il mondo ti sta già guardando
Chet Faker – Tornare per rischiare
Dopo aver frantumato e ricomposto la propria identità artistica – prima come Chet Faker, poi sotto il suo nome anagrafico – Nick Murphy con "A Love for Strangers" torna al punto zero
Dal silenzio alla forma: l’attraversamento di Double G
Alcune ferite chiedono di restare aperte abbastanza a lungo da diventare linguaggio, grammatica espressiva. Quella di Double G, per l’appunto, è una storia di permanenza più che di guarigione, in cui il dolore cambia forma e a un certo punto chiede voce
Suede – Ritorno all’essenza
I Suede sono tornati ad essere «una band che suona in una stanza», e questo – trent’anni dopo il loro esordio – gli piace. «Siamo una rock band che ricrea quei momenti che vivi solo ai live», ci spiegano
Wolf Alice – Essere, esserci, per restare
Se "Blue Weekend" catturava i tormenti dei vent’anni, con "The Clearing" i Wolf Alice raccontano l’alba placida dei trenta e la consapevolezza serena di una band che non ha più nulla da dimostrare
The Murder Capital – Resistenza umana
Con "Blindness" i Murder Capital si spingono ancora oltre. Un disco istintivo e politico, cupo e vitale, che non ha paura di prendere posizione: «Se un locale ti vieta di entrare con una bandiera della palestina, sì, c’è un problema»
The Lumineers non sono cambiati
Il loro nuovo album, "Automatic", è nato in Colorado in soli quattro giorni. The Lumineers ci raccontano cosa significa essere (ancora) una band nel 2025 e la loro battaglia per rimanere presenti e consapevoli
Centomilacarie – Io vivo, io esisto
Abbiamo incontrato Centomilacarie, ci ha parlato senza filtri, e ci ha lasciato intravedere il suo mondo, fatto di ombre e lampi accecanti. «Il disco a cui sto lavorando, le tracce, è la cosa che mi da un motivo per dire “io vivo, io esisto”», ci dice
Fuera – L’arte di essere invisibili
I Fuera non si nascondono, scelgono di dissolversi, costruendo atmosfere in cui emozione e tecnica convivono. Invisibili eppure inconfondibili, ci consegnano un suono che è come loro: libero, imprevedibile e dannatamente affascinante