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Mr.Rain, anima fragile

Nel racconto senza censure di Mr.Rain c’è spazio per l’amore, la sincerità, la debolezza, l’introspezione e la crescita personale

Ci vuole coraggio per prendere la penna e cominciare a tracciare su un foglio le linee della propria personalità attraverso le parole. È un lavoro complicato che inevitabilmente induce ad auto-analizzarsi e che non ammette bugie. Mattia Belardi (da qui in avanti Mr.Rain) ha deciso di raccontarsi secondo questi canoni all’interno del suo nuovo album, Fragile. Un disco intimo e ricco di influenze, volto ad offrire un ritratto a 360 gradi circa le debolezze del rapper lombardo, scandite praticamente solo dalla propria voce. Nel racconto senza censure di Mr.Rain c’è spazio per l’amore, la sincerità, la debolezza, l’introspezione e la crescita personale. Per ricordarci ancora una volta che “debolezza” può essere sinonimo di “forza”. O quantomeno di “coraggio”.

Partiamo dal titolo dell’album, Fragile. Quanto coraggio ci vuole per esserlo oggi, dove grazie alla continua esposizione sui social tutti vogliono mostrare di essere dei vincenti e di non avere alcuna debolezza?
Solo col passare del tempo ho capito quanto fosse importante. Fino al disco precedente mostravo una versione impoverita di me, con qualcosa in meno, come se non mi descrivessi al cento per cento. Quindi, ho deciso di parlare apertamente di ciò che mi spaventa, dei miei punti fragili e di conseguenza ho scelto questo titolo perché è così che mi sono sentito durante la scrittura di questo disco.

Hai cambiato approccio alla scrittura?
L’approccio ora è più spontaneo del solito. Quasi tutte le canzoni di questo album sono state scritte in studio sessions che saranno durate due o tre giorni al massimo.

Quanto pensi che abbia influito la pandemia su questo lavoro?
Credo che abbia sicuramente influito su di me in quanto persona. Ho dovuto ridisegnare le mie priorità e ho dovuto lavorare su me stesso. Quindi, questo periodo non può che sentirsi all’interno dell’album. Ma a differenza di Petrichor, credo che abbia dei toni più positivi. Anche se affronto temi più difficili da raccontare, lo faccio in modo più consapevole e sorridente, se vogliamo.

Qual è stato il pezzo più difficile da scrivere?
Il brano più difficile in questo senso è stato Crisalidi perché l’avrò riscritto almeno cinque o sei volte, in quanto legato al mio vecchio modo di scrivere. Lo considero una sorta di ponte tra Petrichor e Fragile.

Spiegami meglio questa cosa del ponte.
Crisalidi ha un sound molto simile all’immaginario di brani come Fiori di Chernobyl, accomunate entrambe dall’elemento orchestrale. Ma al di là di ciò, Crisalidi mi ha permesso di avviare l’evoluzione che si sente all’interno di questo nuovo disco, che può quindi considerarsi un po’ figlio di Petrichor.

Sincero è uno dei miei brani preferiti del disco per arrangiamento e per l’ottima scelta delle linee melodiche. Com’è nato?
Nasce da un giro di piano in studio. Ho cominciato a suonare più volte lo stesso giro fino ad arrivare ad una bozza di ritornello, che a un certo punto avevo addirittura pensato di cambiare. Riascoltandolo con più attenzione, però, ho pensato che non potevo assolutamente cambiarlo. Solo un pazzo l’avrebbe fatto.

In un’epoca in cui i featuring sono all’ordine del giorno e riempiono le tracklist dei dischi, tu hai deciso di puntare su un solo nome, quello di Annalisa.
Non sono un fan dei dischi pieni di featuring perché credo che un disco sia una pagina intima di un cantante. Se decido di ascoltare un cantante, voglio sapere che cosa ha da dire lui e basta. In Neve su Marte avevo scritto una bozza di ritornello che mi ha fatto subito venire in mente il nome di Annalisa. E così gliel’ho proposto subito. Dopotutto, venivamo già da una collaborazione insieme e quindi ho pensato che potesse essere carino dare una sorta di sequel a Un domani.

In E invece no io ho sentito molto Changes di XXXTentacion nella melodia principale e ho particolarmente apprezzato questo contrasto. Visto che questo mi sembra un disco che mescola vari stili differenti fra loro, quali sono state le influenze musicali alla base della sua scrittura e della sua produzione?
Mi fa piacere che te ne sia accorto perché io amo quel pezzo. Talmente tanto che ho voluto realizzare una canzone simile. Di solito inserisco sempre delle skit all’interno dei miei dischi e all’inizio questo brano avrebbe dovuto essere una skit, ma ho deciso di trasformarlo in una canzone vera e propria. Non volevo che la gente si distraesse con intro, skit o outro. Per quanto riguarda le influenze, invece, non ne ho avute. Sono andato in studio con dei musicisti e abbiamo semplicemente fatto musica, nella maniera più spontanea e sperimentale possibile.

Hai descritto questo disco come una storia suddivisa in 10 episodi. Qual è il tuo episodio preferito?
Mi piacciono tutti, però, c’è stato un momento in cui mi sono sentito un po’ incerto su determinate tracce. Sincero era molto fuori dalla mia comfort zone ed ero spaventato da questo genere di cambiamento. Poi ho capito che in realtà mi piaceva molto la varietà che si è andata creando nel disco. E spero che possa piacere anche agli ascoltatori.

A proposito di “sincero”, quanto conta esserlo per un artista?
Se vuoi arrivare al cuore delle persone, secondo me sì. Io non inseguo i trend, non faccio centinaia di featuring e non faccio cose studiate a tavolino. Faccio quello che sento di fare. Cerco di lasciare un’impronta di ciò che ho in testa e la gente sembra rivedercisi molto. La chiave è essere sinceri sia con sé stessi che con gli altri.

C’è stato un momento in cui ti è venuto da dire: “Oddio, forse sto dicendo troppo di me stesso”?
Mi è capitato durante la scrittura di Nero, perché è un pezzo molto cupo e introspettivo. Però, ho deciso di buttarmi e basta. Stesso discorso vale per Fragile. In quella canzone ho davvero pensato: “Cavolo, lo sto dicendo davvero”.

Pensi che la fragilità sia più un punto di forza o un’affascinante debolezza?
Credo sia un punto di forza. Prima nascondevo molti aspetti della mia personalità e – cominciando a raccontarmi senza censure – ho capito che solo imparando ad abbracciare i propri punti deboli si possa giungere ad un certo equilibrio personale. E solo questo equilibrio potrà permetterti di vivere in pace con te stesso e con gli altri.


Foto Digital Cover Story: Dave Masotti
Digital Cover: Jadeite Studio