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Con “The Watcher” Ryan Murphy si auto-plagia per un po’ di hype

Non ci siamo ancora ripresi dalla visione di Dahmer che Netflix ci propone un’altra serie di Ryan Murphy, ancora una volta ispirata a un caso di cronaca. S’intitola The Watcher ed è una miniserie composta da sette episodi con un cast di eccellenze su cui spiccano Naomi Watts, Bobby Cannavale, Jennifer Coolidge, Margo Martindale e Mia Farrow. Il caso dell’osservatore (the watcher, appunto) è uno dei più inquietanti della storia americana, soprattutto perché è tuttora insoluto. È il 2014 quando Derek e Maria Broaddus acquistano una splendida casa al 657 Boulevard di Westfield, nel New Jersey, pronti a cominciare una nuova vita insieme. Le cose però si complicano immediatamente, in quanto iniziano a ricevere una serie di inquietanti lettere anonime firmate dall’Osservatore, un individuo che sostiene che la sua famiglia osservi la casa da generazioni. “Mio nonno controllava la casa negli anni Venti e mio padre negli anni Sessanta. Ora tocca a me”, scrive l’Osservatore nella prima missiva, per poi aggiungere un ancora più inquietante: “Sapete che la casa ha bisogno di sangue giovane?”, alludendo al fatto che i figli della coppia potessero essere sacrificati in qualche modo.

Le indagini della polizia portano a un nulla di fatto e l’Osservatore resta impunito, costringendo la famiglia Broaddus a vendere la casa a un prezzo irrisorio e trasferirsi altrove – non prima di aver ricevuto un’altra lettera che recita “La casa ti disprezza e l’Osservatore ha vinto”. Secondo queste premesse The Watcher poteva essere una storia totalmente plasmabile in maniera eccellente nelle mani di Ryan Murphy, ma purtroppo il risultato risulta quasi essere incompleto e nel complesso deludente. L’impressione che si ha è infatti quella di star guardando l’ennesima stagione di American Horror Story – o semplicemente un sequel della prima stagione, Murder House. Questa nuova serie di fatto non aggiunge nulla all’universo creato dallo showrunner e sembra, ahimè, il classico prodotto nato per generare un po’ di hype, sicuro che sarà guardato grazie al nome dell’ideatore. La cosa più interessante di The Watcher sono senza dubbio le interpretazioni del cast, veri e propri elementi di forza che riescono a far tirare avanti lo spettatore nella visione di sette episodi che sembrano forzatamente lunghi laddove, invece, lo svolgimento avrebbe potuto concludersi nella metà del tempo impiegato.

L’aggiunta di diverse sottotrame e differenti intrighi, che dovrebbero contribuire ad acuire il senso di minaccia, impotenza e paranoia dello spettatore finiscono in realtà per confonderlo, riempiendolo di dettagli che, comunque, anche per via della mancata risoluzione del caso di cronaca originario, non solo risultano nel complesso irrilevanti ma rendono i colpi di scena presenti più o meno prevedibili. Non bastano la sapienza registica e tecnica, in cui è ovviamente rintracciabile lo stile inconfondibile di Murphy, e le prove attoriali a salvare The Watcher; con una serie appena conclusasi che ha riscosso un’enorme successo e un’altra stagione di American Horror Story alle porte ci si chiede quindi se quella sull’Osservatore, realizzata a distanza così ravvicinata dalle altre, fosse effettivamente necessaria nel panorama seriale.

Chiara Cozzi
Autore

Da sempre propensa a dare un'opinione su ogni cosa, l'unica strada percorribile era quella della critica cinematografica. Nel frattempo mi sono appassionata agli studi di genere e li ho applicati alle pellicole laureandomi in Teorie del Cinema. Nel tempo libero trangugio horror e variegati di musica.