In un mondo sempre più frammentato, sembrano esistere due strategie fondamentali per provare a sopravvivere: da una parte, c’è chi sceglie di unirsi agli altri trovando nella collettività la forza per resistere, lottare e protestare; dall’altra, chi prende le distanze, si mette in disparte e, dopo aver osservato e interiorizzato la follia del presente, la restituisce sotto forma di ironia caustica e disincantata. I dischi più significativi di quest’anno si muovono lungo queste due direttrici, trasformando la musica ora in spazio condiviso, ora in strumento di analisi lucida del collasso contemporaneo. Questi sentimenti, però, non sono mai stati ingabbiati in un genere musicale preciso. Le stesse tensioni attraversano linguaggi diversi e trovano spazio in molteplici declinazioni di un’arte spesso invisibile, che continua a interrogare il presente da angolazioni differenti. Che si tratti di rock, elettronica, cantautorato, pop o sperimentazione, gli artisti sembrano muoversi su un terreno comune, affrontando le medesime fratture emotive e sociali con strumenti formali differenti ma con un’urgenza condivisa, ovvero dare senso al caos, cercando nella musica una possibilità di resistenza, riflessione e, talvolta, di salvezza.
30. Ceri Wax, ONDATONDA
Un viaggio elettronico fluido e ipnotico, costruito su ritmiche morbide e texture avvolgenti. ONDATONDA è un disco che privilegia il movimento continuo e la visione finto nostalgica dell’house.
29. Lucio Corsi, Volevo essere un duro
Lucio Corsi continua a muoversi tra fiaba e realtà, ironia e malinconia. Un album che gioca con il mito della forza e dell’identità, mantenendo intatta la sua capacità di evocare mondi immaginifici e profondamente umani.
28. Giorgio Poi, Schegge
Nessuno riesce a raccontare la perdita e il distacco come Giorgio Poi, pop sofisticato e arrangiamenti leggeri accompagnano canzoni intime, capaci di raccontare l’ordinario con precisione e grazia.
27. Bon Iver, SABLE, fABLE
Un lavoro che prosegue l’esplorazione sonora di Justin Vernon tra folk, elettronica e frammentazione digitale. SABLE, fABLE richiede ascolti attenti e pazienti, ripagando con un universo emotivo denso e stratificato.
26. Oklou, Choke Enough
Elettronica emotiva e riflessiva, sospesa tra fragilità e pulsazione. Oklou costruisce un esordio immersivo, in cui la voce diventa parte integrante del paesaggio sonoro, tra beat spezzati e melodie avvolgenti.
25. Black Country, New Road, Forever Howlong
Dopo i cambiamenti interni, la band inglese rielabora il proprio linguaggio senza rinnegare l’ambizione. Arrangiamenti ricchi, strutture complesse e una nuova coralità vocale danno vita a un disco che guarda avanti, mantenendo intatta la tensione emotiva.
24. Camoufly, New Skin
Un album che parla di trasformazione e rinnovamento, sia nei suoni che nell’approccio compositivo. New Skin esplora territori elettronici contemporanei con una produzione curata e una forte attenzione al beat e alla ballabilità, costruendo un percorso fluido e in costante mutazione.
23. Sam Fender, People Watching
Un disco sul ritorno a casa e sullo sguardo che cambia. Fender osserva la working class britannica con empatia e distanza, trasformando il quotidiano in un racconto lucido di disillusione, appartenenza e tempo che passa.
22. Gaia Banfi, La Maccaia
Un esordio raffinato e atmosferico, che prende il nome da un fenomeno meteorologico ligure per raccontare uno stato emotivo sospeso. Elettronica, pop e scrittura intima si fondono in un disco delicato e coerente, capace di evocare paesaggi interiori densi e umidi di memoria.
21. Deftones, Private Music
I Deftones tornano con un disco compatto e ispirato, che bilancia aggressività e introspezione con grande naturalezza. Chitarre abrasive e aperture eteree convivono in un equilibrio maturo, confermando la band come una delle poche capaci di evolversi senza perdere identità.
20. Andrea Laszlo De Simone, Una lunghissima ombra
Un disco che riflette sul fragile equilibrio tra dolore e desiderio, tempo ed eternità. Un lavoro intimo e universale, che conferma la sensibilità di uno degli autori più importanti della scena italiana contemporanea.
19. Caroline, Caroline 2
Il collettivo inglese amplia l’organico e le ambizioni. Mini-suite tra post-rock e folk contemporaneo costruiscono un ascolto sospeso e inquieto, come una passeggiata invernale in riva al mare.
18. Lambrini Girls, Who Let The Dogs Out
Punk rock transfemminista da combattimento. Sono incazzatissime e ce l’hanno, giustamente, con tutti. Inni contro la violenza delle forze dell’ordine, contro la gentrificazione che divora i quartieri, contro il nepotismo e soprattutto contro il capitale. Se avete un nemico, potete star certi che loro saranno dalla vostra parte.
17. Bar Italia, Some Like It Hot
Il trio italo-inglese ha dato una bella lucidata ai suoni e si presenta con un disco pieno di hit. Diretto e sfrontato come uno schiaffo con un guanto di pelle, elegante come una modella con la cresta punk vestita di chiodo, in un modo o nell’altro vi colpirà.
16. Rosalía, LUX
Il disco più divisivo dell’anno. Un’opera massimalista e barocca, cantata in più lingue e sorretta da un’imponente architettura orchestrale. Un’incursione nell’avant-pop che spiazza e affascina, lontana dalle hit immediate del passato.
15. Nourished by Time, The Passionate Ones
Un’opera artigianale che mescola R&B, funk e indie pop sotto un velo lo-fi. Una passeggiata malinconica tra le rovine del sogno capitalista americano, alla ricerca di ciò che resta dell’umanità.
14. The Murder Capital, Blindness
Rock politico e profondamente romantico. Il gruppo irlandese affina la propria estetica e affronta temi come odio sociale e divisioni culturali, raccontando una cecità che non è fisica ma emotiva. La risposta possibile resta il contatto umano e la protesta.
13. Just Mustard, WE WERE JUST HERE
Il muro shoegaze si fa più poroso, lasciando emergere melodie fragili e quasi carezzevoli. Le percussioni industriali e i riverberi restano centrali, così come il senso di smarrimento evocato dalla voce di Katie Ball.
12. These New Puritans, Crooked Wing
I gemelli Barnett proseguono il loro percorso eclettico con un lavoro post-rock ambizioso e solenne. Privo di hit immediate, Crooked Wing si sviluppa come un flusso coerente e meditativo, vicino per atmosfera a una messa laica.
11. Bad Bunny, DeBÍ TiRAR MáS FOToS
Bad Bunny abbassa i riflettori e guarda dentro di sé. Reggaeton e latin pop restano il linguaggio di base, ma vengono piegati a una scrittura malinconica e introspettiva. Un disco che suona enorme ma parla sottovoce, perfetto per ballare mentre si prende atto di ciò che è finito.
10. bdrmm, Microtonic
Temi cupi come dissociazione e futuro incerto vengono trasformati in energia creativa. Microtonic è il ritratto di un mondo in crisi, ma anche il tonico necessario per affrontarlo senza perdere contatto con la realtà.
9. Maruja, Pain to Power
Jazz-punk come strumento di protesta. Rumore, rabbia e tensione convivono con un messaggio che, paradossalmente, parla di pace. Pain to Power è un disco urgente, che sceglie di urlare contro l’ingiustizia piuttosto che restare immobile.
8. Youth Lagoon, Rarely Do I Dream
Il ritorno di Trevor Powers sotto il nome Youth Lagoon è segnato da una scrittura intima e raccolta. Canzoni fragili e sospese tra sogno e memoria costruiscono un autoritratto delicato, come una cartolina sbiadita che continua a parlare anche dopo essere stata riposta.
7. I Cani, Post Mortem
Niccolò Contessa torna con un disco che conferma la sua capacità di osservare il reale e trasformarlo in racconto universale. Post Mortem contiene alcune delle sue scritture più riuscite, sospese tra disincanto e lucidità. Un lavoro difficilmente giudicabile in modo freddo, ma proprio per questo capace di colpire in profondità.
6. Viagra Boys, viagr aboys
Il dance-punk corrosivo dei Viagra Boys continua a colpire nel segno. Ironia, cinismo e groove accompagnano una serie di brani efficaci che trasformano le ansie collettive in una catarsi grottesca. Sotto la superficie sarcastica emerge un messaggio chiaro: ridere e amare restano tra le poche difese possibili contro l’assurdità del presente.
5. Agenda dei buoni propositi, Prima Danza
Il giovane compositore Tiziano Parente si ispira alla figura di Ellen West per costruire un album evocativo e stratificato. Tra slanci quasi rave e improvvise sospensioni di quiete, Prima Danza si muove come un’unica lunga composizione in cui perdersi. I riferimenti a iosonouncane o Jon Hopkins sono inevitabili, ma il risultato è personale e sorprendentemente fresco.
4. Blood Orange, Essex Honey
Una cartolina dolceamara dalla periferia inglese. Dev Hynes trasforma l’Essex in uno spazio mentale fatto di partenze necessarie e ritorni incompleti. Soul e jazz soffusi accompagnano riflessioni su identità, distanza e sull’inquietante sensazione di non sentirsi mai davvero a casa, nemmeno quando si torna.
3. Turnstile, NEVER ENOUGH
La band di Baltimora raggiunge un equilibrio sorprendente tra hardcore istintivo ed elettronica vaporwave più riflessiva. Senza timori reverenziali verso alcuna scena, i Turnstile costruiscono una sequenza di brani che potrebbero essere tutti singoli, dimostrando una maturità rara. È il suono di una band nel pieno del proprio stato di grazia, consapevole dei mezzi e del messaggio.
2. Geese, Getting Killed
L’hype che circonda i Geese trova finalmente una giustificazione piena. Getting Killed è un’esperienza più che un album: fotografie sfocate, urla soffocate e città che sembrano sbriciolarsi sotto i piedi. I Geese offrono uno sguardo lucido e disturbante sul paradosso del presente, invitando l’ascoltatore a gettarsi nel caos senza protezioni.
1. Real Lies, We Will Annihilate Our Enemies
I Real Lies firmano un vero e proprio manifesto emotivo della notte contemporanea. We Will Annihilate Our Enemies intreccia spoken word, synth e pulsazioni dance in un flusso narrativo che attraversa amicizia, smarrimento, desiderio di appartenenza e piccole epifanie urbane. È musica da club osservata all’alba, quando l’euforia si dissolve e restano solo i pensieri più autentici. Un disco romantico e disilluso che, in un mondo sempre più frammentato, celebra la comunità come forma di resistenza emotiva e sociale.