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Tutti gli album dei Cigarettes After Sex dal peggiore al migliore

Tre album sono bastati ai Cigarettes After Sex per lasciare il segno nel dream pop contemporaneo. Tra romanticismo, malinconia e atmosfere notturne, ecco la nostra classifica dal meno riuscito al migliore

Ascoltare i Cigarettes After Sex significa entrare in una stanza avvolta nella penombra, dove il tempo sembra essersi fermato. Analizzare la loro discografia significa muoversi all’interno di questo spazio immutabile, dove i mobili non cambiano mai di posto; a cambiare, semmai, sono solo le ombre proiettate sulle pareti dal passare delle ore. La vera sfida posta dal progetto di Greg Gonzalez è oltrepassare questo velo di fascino ipnotico per comprendere il nucleo profondo della sua arte: capire, cioè, quando questa assoluta immobilità sia una raffinata e rigorosa scelta concettuale (il manifesto di un minimalismo coerente, per intenderci) e quando, invece, rischi di scivolare in una rassicurante zona di comfort. Con tre soli album in studio, la band texana è riuscita a ridefinire i confini del romanticismo pop moderno. Vediamo come, dal capitolo meno riuscito al loro capolavoro assoluto.

3. Cry

Registrato in una villa a Maiorca, l’album cerca di catturare una sensualità più mediterranea e calda, ma finisce per adagiarsi un po’ troppo su ciò che la band sapeva già fare. I brani, come Heavenly o Don’t Let Me Go, scorrono via con una fluidità disarmante, ma le strutture dei pezzi sono così simili tra loro da confondersi in un’unica, lunga traccia notturna. Dal punto di vista della scrittura, Greg Gonzalez rinuncia al rischio: le linee di chitarra si limitano a reiterare gli arpeggi del passato e la batteria batte un tempo talmente statico e regolare da disinnescare la sottile tensione emotiva che aveva caratterizzato gli esordi. È il disco ideale se si cerca un puro tappeto d’atmosfera; al contempo, resta l’episodio in cui la band ha preferito la sicurezza della propria formula all’urgenza dell’esplorazione.

2. X’s

Con X’s, la band esce dal torpore ipnotico di Cry per ritrovare una narrazione nitida e vibrante. Concepito come un concept album sulla fine di una lunga storia d’amore, il disco ne riflette l’urgenza lirica: la malinconia c’è sempre, ma non è più anestetizzata, bensì supportata da un calore nostalgico che rende l’intera opera decisamente più viva. La vera sorpresa qui è l’apertura a microscopici accenni ritmici che flirtano con la sophisti-pop degli anni Ottanta. In pezzi come Tejano Blue, il basso abbandona il ruolo di mero tappeto sulle frequenze gravi per accennare a un vero e proprio groove, una pulsazione dinamica che sostiene il pezzo. Le chitarre disperdono per un attimo la nebbia del riverbero infinito per farsi più nitide e cristalline, richiamando le trame melodiche più dolci dei The Cure o degli The Smiths. Un ottimo ritorno: Gonzalez dimostra che si può rimanere fedeli alla propria cellula stilistica introducendo quelle micro-variazioni (un tempo più incalzante, una melodia più definita) necessarie a far respirare la musica.

1. Cigarettes After Sex

Il primo album resta imbattibile. Prima che il loro suono diventasse un marchio di fabbrica imitato da molti, questo disco è stato un piccolo miracolo di estetica e romanticismo noir. Qui la celebre “lentezza” della band non è monotonia, ma una scelta drammatica potentissima. Brani come Apocalypse o K. sono scritti con una grazia pop sopraffina: le melodie sono immediate, folgoranti, ma vengono avvolte in un suono spettrale, dove la chitarra sembra fluttuare nel vuoto e il canto androginamente sussurrato arriva all’orecchio come una confessione a notte fonda. C’è un uso magistrale dello spazio negativo e del silenzio: la trama sonora non è mai affollata, e ogni singola nota di basso o colpo di spazzola sul rullante acquista un peso specifico enorme. Decisamente il loro capolavoro: un album coeso, elegante e profondo, capace di codificare un genere e di imprimere nella memoria immagini cinematografiche indelebili.