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Brigitte Calls Me Baby – Incredibili romantici

I Brigitte Calls Me Baby stanno conquistando la scena indie con un romanticismo fuori dal tempo. Ora tornano con “Irreversible”: «Abbiamo passato anni a scrivere queste canzoni»

Negli ultimi anni i Brigitte Calls Me Baby si sono imposti come una delle realtà più intriganti della nuova scena indie a stelle e strisce. Il loro suono si muove in un territorio sospeso tra romanticismo alternative anni Ottanta, eleganza pop e una scrittura melodica capace di restare immediata senza mai scivolare nel prevedibile. È una miscela difficile da etichettare con precisione, ma proprio per questo sempre più riconoscibile: una firma sonora che li distingue in un panorama indie spesso affollato e omologato. Nel pieno della promozione del loro nuovo album Irreversible, li abbiamo raggiunti al telefono per entrare nel cuore del loro processo creativo.

Irreversible sembra avere un’identità sonora molto chiara. Quanto è stato importante il vostro background musicale nella costruzione del suono del disco?
Abbiamo passato anni a scrivere queste canzoni e, alla fine, mi sembra inevitabile che a questo punto suoniamo semplicemente come noi stessi. Qualunque cosa significhi quel suono, è quello che succede quando ci chiudiamo tutti insieme in una stanza. E penso che la cosa migliore sia non forzarlo.

Quindi lavorate tutti insieme sull’album?
Dipende da brano a brano. A volte l’idea iniziale può nascere anche da uno solo di noi, ma il vero suono della band prende forma quando iniziamo a lavorarci tutti insieme. Può capitare che una canzone venga scritta in gran parte da un singolo componente, però comincia davvero a suonare come noi solo nel momento in cui la suoniamo e la sviluppiamo collettivamente.

Venite tutti dallo stesso background musicale?
Prima di questa band ognuno di noi faceva cose differenti. Le influenze comuni che si sentono nel nostro suono sono probabilmente quelle zone in cui i nostri gusti si sovrappongono: le cose su cui siamo tutti d’accordo, quelle verso cui siamo tutti naturalmente attratti. Allo stesso tempo ognuno di noi ha anche gusti molto “di nicchia” che non hanno nulla a che fare con quello che facciamo come band. Però credo che proprio questi dettagli diano sapore al nostro suono, rendendolo sempre più difficile da etichettare. Alla fine diventiamo semplicemente noi stessi.

Sono molto curioso di sapere quali artisti ascoltate. C’è qualcuno che in questo momento vi sta ispirando particolarmente?
Personalmente (a parlare è il bassista Devin Wessels ndr.) ascolto molta musica pop e hip-hop, e amo anche la vecchia soul music. Sono cose che probabilmente non diresti di sentire nel nostro suono se ascolti la nostra musica, ma io cerco sempre di prendere piccoli elementi da lì. Come band invece condividiamo molto l’amore per l’alternative degli anni Ottanta e per il garage rock dei primi anni Duemila. Ma tutti noi abbiamo un grande interesse per la grande musica pop. E qualunque cosa significhi “grande pop”, può cambiare ogni giorno. C’è qualcosa di speciale in questo: scrivere una canzone molto semplice che però non sembri banale o scontata. Una canzone semplice, orecchiabile, che abbia un senso e che riesca a incontrare le persone nel punto in cui si trovano.

C’è stata una canzone del nuovo album che è stata più difficile da far nascere?
Più che atro ci sono state canzoni difficili da portare avanti… e infatti non sono finite sull’album. Tendiamo a seguire le idee che funzionano fin dall’inizio. Personalmente preferisco abbandonare un’idea se non mi convince il giorno stesso in cui la sto scrivendo. Se devo continuare a sbatterci la testa contro, probabilmente non arriverà mai dove dovrebbe. Preferisco iniziare qualcosa di nuovo. Questo non significa che l’album sia stato facile dall’inizio alla fine, ma le canzoni che sono finite nel disco ci sono arrivate perché sono uscite in modo molto naturale. Sono quelle che sembrano quasi apparire dal nulla.

Quando entrate in studio avete già un’idea molto chiara di quello che volete fare oppure provate molte cose prima di arrivare alla forma finale?
Passiamo molto tempo in studio e proviamo tante cose diverse. Però ci piace saltare da un’idea all’altra invece di rimanere bloccati troppo a lungo su una sola. Se resti troppo su una cosa, rischi di perdere l’essenza della canzone. Scriviamo davvero tantissimo. Una cosa particolare di questo album è che molte canzoni sono nate in tour: nel backstage dei locali, nelle camere d’albergo, nel furgone. Quindi passiamo molto tempo a scrivere. La vera forza dell’album sta poi nel saper selezionare il materiale: capire quali sono davvero le buone idee. Quando trovi quelle giuste, allora le sviluppi davvero. Ma la scrittura in sé cerchiamo di farla nel modo più veloce possibile, quasi lasciandoci guidare dall’inconscio. Di solito è così che arrivano le idee migliori.

La vostra crescita è stata molto rapida. Dal 2022 ad oggi è successo davvero molto. Avete avuto la sensazione che tutto stesse accadendo molto velocemente?
In alcuni momenti è stato molto veloce. In altri è sembrato un’eternità. Perché c’è tantissimo lavoro dietro le quinte che non si vede. La gente vede solo i momenti importanti. Per noi invece sono stati anni di lavoro continuo. Abbiamo passato il periodo in cui suonavamo in un bar a Chicago e venivano otto persone. E la cosa più gratificante è stata che un anno dopo abbiamo iniziato a fare sold out nella stessa città, poi a fare tour all’estero e ad avere opportunità incredibili. Quindi sì, da un certo punto di vista è successo velocemente. Ma dietro c’è tantissimo lavoro e tempo. Non c’è davvero un modo per farlo in fretta e farlo bene.

Se dovessi descrivere la vostra band a qualcuno che non vi ha mai ascoltato, come definiresti la vostra musica?
Direi atmosfere sognanti e melodie contagiose. E poi bisogna sentire la voce di Wes (Leavins ndr.). È difficile descriverla in modo che le renda giustizia. Siamo molto fortunati ad avere un cantante straordinario, e penso che oggi non sia qualcosa che si trova così spesso, almeno non nel modo in cui canta lui. Ma alla fine la cosa migliore è semplicemente ascoltarci. O ti piace oppure no. Ed è davvero quello che dico sempre alla gente: ascolta una nostra canzone e lo capirai subito. È molto difficile spiegare la nostra musica a parole.

I Brigitte Calls Me Baby suoneranno in Italia il 28 marzo 2026 al Circolo Magnolia di Milano, biglietti disponibili a questo link.

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