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Sziget 2026, 10+1 momenti che sono stati memorabili

Ellie Rowsell sotto il palco per Zara Larsson, il fuori copione dei Twenty One Pilots, la terza volta di Lewis Capaldi, la potenza di Florence + The Machine e quella dei Bring Me The Horizon: siamo stati allo Sziget Festival

Siamo tornati da pochi giorni dallo Sziget Festival e, ad essere sinceri, facciamo ancora un po’ fatica a riprenderci. Allora, per qualche minuto, facciamo una cosa: riavvolgiamo il nastro. Chiudiamo gli occhi e scendiamo alla fermata di Filatorigát, seguiamo il flusso di persone che parla lingue diverse, trascina trolley, tende, e si illumina di glitter e aspettative. Attraversiamo il K-híd, il K Bridge, l’ingresso principale dell’Óbuda Island. È quel ponte che durante lo Sziget smette quasi di essere un’infrastruttura e diventa una soglia: da una parte Budapest, con la sua bellezza magnetica; dall’altra l’Island of Freedom, una città temporanea sul Danubio che sembra essersi data come unica legge quella di lasciarti essere esattamente chi vuoi. È difficile spiegare lo Sziget a chi non ci è mai stato perché chiamarlo semplicemente “festival musicale” significa raccontarne forse metà. Si parla di oltre mille performance distribuite, con più di cinquecento artisti su cinquanta differenti palchi e spazi nell’arco delle cinque giornate. Tantissimi concerti, certo, ma anche circo contemporaneo, teatro, danza, installazioni, club, performance, culture musicali che normalmente vivrebbero a migliaia di chilometri di distanza e che qui finiscono a pochi centinaia di metri l’una dall’altra.

E questa non era un’edizione qualsiasi. Lo Sziget Festival 2026 è stato anche il primo banco di prova del nuovo corso: tornato in mani ungheresi, con il cofondatore Károly Gerendai nuovamente al centro della direzione strategica, il festival ha provato a ritrovare radici e identità senza perdere la propria dimensione internazionale. Un equilibrio percepibile anche nel dialogo tra grandi nomi globali e una scena ungherese tornata protagonista. Ma l’identità di un festival non si misura soltanto nelle scelte di una direzione o nei nomi della line-up. Prende forma, soprattutto, quando tutto comincia a vivere davvero: nelle corse da un palco all’altro, in un concerto raggiunto quasi per caso che finisce tra quelli indimenticabili, in migliaia di persone che cantano lo stesso ritornello, negli incontri che esistono per la durata di una notte, nella stanchezza che scompare appena, da qualche parte, si accendono di nuovo le luci. È in questa trama di momenti, spesso impossibili da prevedere e programmare, che lo Sziget Festival rivela la sua natura più autentica. Ed è anche da qui che vogliamo ripartire: dai dieci momenti che hanno reso memorabile questa edizione.

Ellie Rowsell sotto il palco: nessuno resiste a Midnight Sun

Poche ore prima era lei a stare sul Main Stage con i Wolf Alice. Poi cambia la prospettiva: Ellie Rowsell è sotto il palco di Zara Larsson e canta Midnight Sun come una di noi. Il momento è stato catturato anche sui social con un eloquente “Wolf Alice x Zara Larsson when?”, mentre le due artiste dividevano la stessa giornata del festival: Wolf Alice alle 17:30, Zara Larsson alle 19:15. Ed è una di quelle piccole grandi scene che spiegano davvero lo Sziget Festival meglio di qualsiasi show pirotecnico. Ellie Rowsell, un’ora prima sul palco con i Wolf Alice, adesso è sotto quello di Zara Larsson. Fin qui, già bello. Poi parte Midnight Sun e una delle frontwoman più fieramente rock della sua generazione la conosce parola per parola. Nessuna posa, nessuna fedeltà di genere da difendere: solo una grande hit riconosciuta (e cantata!) come tale.

Gli Underworld e Born Slippy dal vivo: un sogno realizzato

È notte fonda al Revolut Stage quando Karl Hyde e Rick Smith prendono posizione dietro i sintetizzatori. Da lì in avanti gli Underworld costruiscono un live set in progressione, stratificato e deflagrante, in cui techno, visual e voce sembrano dilatare il tempo. Poi, alla fine, quelle prime note: Born Slippy. Nuxx. Ascoltarla dal vivo, ballarla in transenna, immergersi in quell’ipnosi è stato un sogno diventato realtà. Il brano divenne un fenomeno culturale dopo essere entrato nel finale di Trainspotting di Danny Boyle: il film che trasformò l’edonismo, la dipendenza e la cultura rave britannica degli anni Novanta nell’autoritratto scomodo di una generazione. Un capolavoro che da trent’anni appartiene alla notte, ai club e a tutte quelle vite che almeno una volta hanno cercato di perdersi dentro un beat.

Sombr e Zara Larsson: un arrivo in auto che vale una consacrazione

Ci sono ingressi sul palco e poi c’è Sombr che arriva al Main Stage dentro un’auto insieme a Zara Larsson e alle sue ballerine. Lei, co-headliner della giornata, aveva suonato poco prima davanti al suo oceano di sirenette glitterate e, invece di sparire nel backstage a fine set, ricompare al fianco di Shane Boose. Dal people carrier scende prima il corpo di ballo, poi restano loro due che si avvicinano alle scene con un drink in mano. Senza dubbio, una delle immagini più iconiche di questa edizione e quasi un passaggio di testimone tra una popstar già consacrata e una che sta bruciando le tappe. Per Sombr, poi, lo Sziget Festival aveva un significato particolare in qualità di primo headline show in un festival europeo. E davanti alle dimensioni del palco principale, la vertiginosa rapidità della sua ascesa non ha mostrato crepe. Sombr possiede quella qualità rara per cui fragilità adolescenziale, melodramma pop e potente presenza scenica convivono senza forzature. Più che interpretare la parte della nuova popstar, sembra ancora divertirsi a scoprire fin dove può spingerla. Molto avanti, aggiungiamo noi con piacevolissima sorpresa.

Natasha Bedingfield: Unwritten è l’inno dei millennials (e non solo!)

Poco prima dei Twenty One Pilots, ci concediamo un piccolo gioco di prestigio: abbandonare la transenna conquistata per i Biffy Clyro, attraversare la folla fino al Revolut Stage e riuscire a tornare al Main Stage in tempo. Il motivo ha un titolo preciso: Unwritten. Arriviamo sul finale del set di Natasha Bedingfield appena in tempo perché parta quel “Feel the rain on your skin” che, per la nostra generazione, vale da solo tutta la corsa. Solo che ormai Unwritten non appartiene più soltanto ai millennials. Vent’anni dopo l’uscita, il cinema prima e la viralità di reel e social poi le  hanno regalato un’altra vita, facendola scoprire e cantare anche a chi nel 2004 era troppo giovane (o non ancora nato) per ricordarsela. Siamo tutti lì per cantare all’unisono che è ancora tutto da scrivere, per trasformarla in uno dei grandi singalong dello Sziget Festival.

Twenty One Pilots: «Ákos della sicurezza» come nuovo membro della band

Con i Twenty One Pilots bisogna mettere in conto che, prima o poi, qualcosa sfugga al copione. Sette anni dopo la loro ultima apparizione da headliner, Tyler Joseph e Josh Dun ritrovano la distesa del Main Stage con la folla a occupare ogni spazio disponibile, pronta ad emozionarsi di fronte alle loro spettacolari performances. Eppure, uno dei momenti destinati a restare di quel concerto ha per protagonista qualcuno che quella sera era sull’isola semplicemente per lavorare. Si chiama Ákos ed è uno degli addetti alla sicurezza. Tyler lo incrocia una prima volta mentre scende tra il pubblico, raccogliendo e indossando tutto quello che i fan gli passano lungo il percorso. Tra un oggetto e l’altro compare una coroncina: la prende e decide che sulla testa di Ákos sta decisamente meglio. Una parentesi di pochi secondi, apparentemente finita lì. Ma durante Ride, il cantante torna da lui e questa volta lo porta sul palco. Nel giro di un attimo Ákos passa dal presidiare la transenna al canticchiare davanti a decine di migliaia di persone.

Lewis Capaldi: bentornato, con la stessa irresistibile ironia

Il ritorno di Lewis Capaldi alle grandi platee – e allo Sziget Festival (per la terza volta) – porta inevitabilmente con sé il ricordo di ciò che è accaduto dal 2023, quando aveva scelto di fermarsi per dedicarsi alla propria salute. Nel terzo giorno di Festival, però, non c’è alcuna retorica del ritorno: c’è semplicemente Capaldi, con quella voce capace di rendere enormi le fragilità e l’autoironia necessaria a non lasciarsene schiacciare. È lui stesso a giocare sul carico emotivo delle sue canzoni, concedendo al pubblico qualche indispensabile parentesi di leggerezza. Una di queste arriva guardando in alto. Sul bungee crane qualcuno sta per lanciarsi e Capaldi segue la scena con tale partecipazione da finire per coinvolgere tutto il Main Stage nel countdown. Una deviazione minima, ma perfettamente “capaldiana”: anche nel mezzo di uno dei repertori più intimi del pop contemporaneo, c’è sempre spazio per non prendersi troppo sul serio.

Florence + The Machine: esserci, senza filtri

Quello di Florence + The Machine è stato uno dei punti più alti dello Sziget Festival, se non il più alto: un live capace di tenere insieme potenza, grazia e un’intimità quasi sovrumana. Prima delle battute finali, su Dog Days Are Over, Florence Welch ci chiede di mettere via i telefoni: con uno smartphone in mano, dice, non possiamo davvero ballare né vivere fino in fondo quello che sta accadendo. E ha ragione. Gli schermi si abbassano, le mani finalmente si liberano e per qualche minuto saltiamo, balliamo, ci guardiamo intorno, con la sensazione di partecipare ad una sorta di rito in nome dell’arte. Una catarsi: Florence corre e gira su se stessa nel suo abito rosso e noi siamo semplicemente lì, dentro la stessa canzone. Va fatta una menzione per il brano Buckle, inserito all’interno dell’ultimo album, Everybody Scream, nonostante le esitazioni. «A quasi quarant’anni, una canzone dedicata a qualcuno che non risponde ai messaggi mi sembrava infantile… e invece mi sono convinta. Ed è anche diventato uno dei vostri pezzi preferiti». Impossibile non annoverare tra gli highlight di questa edizione una domanda: come si fa, esattamente, a ghostare Florence Welch?

Skepta che skippa e il tempo tiranno

Ai festival di queste dimensioni gli orari sono una scienza esatta: ogni secondo conta, soprattutto sul Main Stage. Skepta, però, arriva con una decina di minuti di ritardo su una finestra già piuttosto stretta, dalle 19:15 alle 20:30. Il problema si presenta sul finale, quando all’orizzonte ci sono ancora Praise the Lord (Da Shine) e Victory Lap, la super hit firmata con Fred again.. e PlaqueBoyMax. E qui assistiamo a una gestione della scaletta piuttosto creativa. Parte un brano, Skepta ne canta un verso, poi fa segno al DJ: skip. Ne comincia un altro: stessa sorte. Per un istante sembra di guardare qualcuno che manda avanti le tracce di un CD per arrivare alle sue preferite. L’incredulità lascia presto spazio al divertimento: quando finalmente arrivano i due brani che Skepta stava cercando di salvare a ogni costo, il Main Stage esplode. E diventa piuttosto difficile dargli torto: se qualcosa doveva restare fuori, di certo non potevano essere quelli.

Bring Me The Horizon: sopravvivere tra Post Human e Pokémon

Che sarebbe successo qualcosa di gigante si percepiva già dal mattino, quando i fan dei Bring Me The Horizon, nelle loro mise rigorosamente dark, presidiavano il Main Stage da ore. Del resto, i loro live sono noti per energia brutale, pogo, circle pit, crowd surfing e un confine tra palco e pubblico destinato prima o poi a saltare. Con l’universo di Post Human, saga musicale e visiva costruita intorno al rapporto sempre più ambiguo tra uomo e tecnologia, il concerto assume quasi la struttura di un videogame: intelligenze artificiali, visual ed effetti speciali rendono lo show immersivo e chiamano il pubblico a giocare la propria parte. E dalla terza fila, con Oliver Sykes animale da palcoscenico, la sensazione è che quella parte vada giocata fino in fondo: senza dubbio, la challenge fisica del nostro Sziget Festival. Dopo tutta questa oscurità, potenza e collisione tra uomini e macchine, però, arriva il plot twist perfetto. Sykes, dopo la consueta corsa tra folla, ricompare con un copricapo di Pikachu che indossa per il gran finale con Throne. Un’ora a sopravvivere all’apocalisse Post Human per scoprire che, alla fine, il mostro finale era Pikachu.

Sisi: come rendere lo Sziget Festival indelebile sulla pelle

L’ultima giornata regala una scena che sembra scritta apposta per raccontare il nuovo corso dello Sziget Festival. Alle 16.00, sul Main Stage arriva Sisi, prima female MC ungherese a esibirsi sul palco principale: un piccolo pezzo di storia per il festival e, nell’anno del ritorno alla direzione “di casa”, anche un segnale tutt’altro che secondario dello spazio riconquistato dalla scena nazionale. Ma Sisi decide che una data così va ricordata come si deve. A metà concerto compare una sedia, arriva una tattoo artist e il set prende una deviazione decisamente poco convenzionale: “Sziget ’26” tatuato sulla gamba, in diretta, mentre lo show continua. Altro che foto ricordo. Se questa edizione doveva lasciare un segno, Sisi ha pensato bene di prenderla alla lettera.

Sziget Festival, una cornice unica

Siamo arrivati a dieci highlights. Ma facciamo un’eccezione e aggiungiamo l’undicesimo. O meglio, quello che li contiene tutti, dentro un’unica cornice. È lo Sziget Festival stesso. E certi racconti riguardo il festival, finché non ci sei dentro, sembrano quasi esagerati. Chi continua a tornarci ogni anno finisce per usare le stesse espressioni: casa, magia, suono, energia. Perché sull’isola le frequenze si allineano in fretta: uno sconosciuto diventa il compagno con cui cantare un intero concerto, un incontro casuale del primo giorno si trasforma in un saluto cercato tra la folla nei giorni successivi. E poi ci sono gli amici con cui sei partito, con cui il legame si rafforza per i chilometri macinati insieme, i programmi cambiati all’ultimo secondo, le attese, le corse. Passare dalla stanchezza all’euforia quando esplodono quelle risate spontanee, quelle fragorose di quando si condivide tanto, si dorme poco e si fa il pieno di musica. E sai già che, tra mesi o anni, basteranno quattro parole – “ti ricordi lo Sziget?” – per ritrovarsi esattamente lì. Intanto, il pensiero è già alla prossima edizione.