Opinion

Il “Black Mirror” che non ti aspetti

L’iconico loading. Caricamento sonoro. Uno specchio che esplode. Bentornati nell’universo post contemporaneo di Black Mirror. I fan erano rimasti per un po’ a bocca asciutta ma finalmente è esplosa di nuovo la febbre da serie tv psico-thriller. Netflix, ormai lo sappiamo, è in grado di costruire una spasmodica attesa nell’utente e di soddisfare poi l’aspettativa maturata come nessun altro emittente al mondo mettendo in piedi, un tassello dopo l’altro, un muro pubblicitario che fa di questa piattaforma, e di ogni prodotto che va a creare, un solido case study degno di prendere il nome di un corso negli atenei di Comunicazione e Marketing. E questa volta il ritorno è (ovviamente) in grande stile, con una puntata evento interattiva.

Bandersnatch è la prima storia firmata Netflix a lasciare spazio di manovra allo spettatore che di fatto può scegliere della vita e della morte, di un vinile da acquistare o della marca di cereali con cui il protagonista fa colazione. Per un girato complessivo di ore ed ore, ecco che il tema del ritorno di Black Mirror è la scelta. Intorno a questo tema ruota la puntata, l’esperienza utente e in generale lo show business portato in scena da registi e sceneggiatori. C’è anche spazio per un metateatro molto evidente che per un attimo rende ancora più tangibile l’intervento dello spettatore nella storia che, udite udite, intavola una effettiva dialettica con il protagonista. Non entriamo in merito a trama e intreccio (anzi, intrecci) anche perché è pressoché impossibile percorrere e (far) vivere tutte sliding doors. Quel che invece merita di essere affrontato è il senso profondo di questa nuova televisione; fresca, impegnata, eccitante e, da oggi, interattiva.

L’impressione è che l’esperimento sia incredibilmente ben riuscito e che il contenuto sia talmente ispirazionale da poter dare spazio a nuove forme di cinema. Bandersnatch vi piacerà, in primis perché state su questo articolo, in secondo luogo perché conoscete già il ritornello di questa straordinaria e rivoluzionaria tv series. Scendendo ancora più in profondità è possibile individuare una nuova chiave di lettura che svela e nel contempo suggella la genialità del prodotto offerto dall’emittente californiana mettendone tuttavia in luce i limiti o forse sciogliendo gli intenti.

Simone Mancini
Autore

Nato lo stesso giorno dei suoi idoli Steve Jobs e Steve McCurry, Simone non ha nulla a che spartire con loro. Cerca di auto convincersi che la colpa sia dei genitori che non lo hanno chiamato Steve. Laureato in una cosa che gli permette di vivere senza lavorare davvero, sogna uno scudetto della Lazio e la pace nel mondo.