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“Gli Anelli del Potere”: com’è quindi il ritorno nella Terra di Mezzo?

A partire da oggi gli utenti abbonati a Prime Video potranno finalmente vedere i primi due episodi della serie più attesa dell’anno, Gli Anelli del Potere. Prequel della celebre saga del Signore degli Anelli, il progetto vanta un budget di quasi 500 milioni di dollari solo per la prima stagione e si prevede che arriverà a sforare il miliardo: si tratta ufficialmente della serie televisiva più costosa della storia, fortemente voluta da Bezos per portare la sua piattaforma sullo stesso livello della blasonata HBO, il cui cult Il trono di spade non ha mai avuto, fino ad ora, un degno rivale televisivo in ambito fantasy-epico. La serie, ispirata principalmente alle Appendici del Signore degli Anelli, è ambientata diverse migliaia di anni prima rispetto alla saga madre e, oltre alla creazione di quegli Anelli che tanta importanza avranno per la Terra di Mezzo, dovrebbe raccontare l’ascesa del temibile Sauron. Tra i protagonisti ritroviamo le figure già note di Galadriel, Elrond e Isildur, insieme a personaggi letterari mai trasposti sullo schermo e ad altri creati ex novo per la serie.

Abbiamo visto i primi due episodi della serie e possiamo quindi confermare che l’esorbitante budget è stato felicemente investito: la qualità della CGI è infatti di un livello altissimo, addirittura superiore a quello di molti blockbuster e cinecomic pensati ad hoc per la sala cinematografica. Il fatto che un tale sforzo tecnologico, che rende al massimo delle proprie possibilità sul grande schermo, sia stato speso per un prodotto progettato per l’home video, fa sorgere molte riflessioni e perplessità riguardo all’attuale ruolo della sala cinematografica. Negli ultimi tempi, la serialità sembra essere diventata la sede privilegiata di eventi a tutti gli effetti blockbuster: la qualità delle serie Marvel pare attualmente superiore a quella dei film, spesso destinati con largo anticipo alla piattaforma, la saga di Star Wars abita ormai su Disney+, Il trono di spade non ha mai avuto bisogno del cinema per affermarsi come uno dei principali fenomeni audiovisivi degli ultimi anni e la stessa Gli Anelli del Potere potrebbe essere vista come un rilancio della saga dopo la tiepida accoglienza della trilogia de Lo Hobbit.

Prodotti recenti come Better Call Saul e Succession hanno dimostrato che le serie tv possono ormai competere con il cinema anche da un punto di vista registico: Gli anelli del Potere, purtroppo, si avvale al contrario di una regia estremamente convenzionale, che si accontenta di sfoggiare la magnificenza scenografica ed effettistica del mondo tolkieniano senza sforzarsi di trovare un modo altrettanto convincente di riprendere tale mondo. L’assenza di una regia espressiva è il principale peggioramento della serie rispetto ai film della prima trilogia di Peter Jackson, tra l’altro non coinvolto nella realizzazione del progetto. Il fatto che Gli Anelli del Potere, a differenza del Signore degli Anelli e in parte anche de Lo Hobbit, non sia tratta da un vero e proprio romanzo di Tolkien, costituisce sicuramente un limite della serie, ma almeno due delle quattro storyline iniziate con i primi episodi sembrano molto promettenti: rispetto alla saga madre, colpisce l’attenzione riservata ai personaggi femminili e in particolare a Galadriel, protagonista di una battaglia personale contro Sauron che difficilmente lascerà indifferenti gli appassionati della saga.