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“Eusexua Afterglow”, FKA Twigs oltre il minimalismo

Se “Eusexua” era il concetto, con “Eusexua Afterglow” FKA Twigs ne realizza l’estensione naturale: una forma compiuta, concreta, finalmente tangibile, che si arrichisce di texture narrative

Se Eusexua era il concetto, Eusexua Afterglow è la sua naturale estensione concretizzata, tangibile. È una distinzione decisiva: Eusexua è un disco concettuale nel senso più pieno del termine. Ogni scelta sonora, ogni collaborazione, ogni immagine costruiscono un sistema, quasi una filosofia della presenza, minimal. Eusexua Afterglow è invece qualcosa di più narrativo, più corporeo, più cinematografico. La prima cosa che colpisce dell’album di FKA Twigs è la sua qualità sinestetica. Afterglow arriva diretto ai cinque sensi. C’è una fisicità nelle produzioni che va oltre la semplice potenza sonora: è la sensazione di un tessuto, di una pelle, di un neon che brucia le retine alle tre di notte. L’artista di Cheltenham ha sempre lavorato su questa dimensione multisensoriale, ma qui la porta a un livello di precisione quasi tattile. La club music che era il cuore pulsante di Eusexua rimane, ma si arricchisce di texture narrative. Il brano che più cristallizza questa svolta è Cheap Hotel, una delle tracce più riuscite dell’album. Il titolo stesso è già un’immagine: un posto di passaggio, liminale, anonimo, carico di storie altrui. Un letto che non è tuo, una luce che non hai scelto, un’intimità sottratta al contesto quotidiano.

È qui che torna spontanea un’associazione cinematografica: Tangerine di Sean Baker, girato interamente con un iPhone in una Los Angeles notturna e periferica, costruisce la stessa estetica del margine luminoso. I colori saturi, la grana dell’immagine, i corpi che si muovono in spazi non pensati per loro, innaturali. Motel, fast food, marciapiedi, che sprigionano una vitalità e una dignità che smentiscono ogni marginalizzazione. FKA Twigs non cita Baker esplicitamente, ma l’immaginario di Cheap Hotel respira la stessa aria di chi ha trovato nella precarietà degli spazi una libertà che gli spazi “ufficiali” non avrebbero concesso. È un’estetica che è anche politica. I cheap hotel, come i dancefloor dove è nata la rave culture, sono storicamente i luoghi in cui i corpi esclusi, queer, di colore, marginalizzati, hanno trovato uno spazio per esistere fuori dalle gerarchie sociali. FKA Twigs lo sa, e lo abita, lo celebra. È in questo contesto che i riferimenti filosofici che Eusexua evocava in modo quasi astratto trovano, in Afterglow, una forma concreta. Herbert Marcuse, in Eros e civiltà, descriveva il capitalismo come un sistema che produce soggetti alienati non solo dal lavoro, ma dal proprio corpo e dal proprio desiderio. La sovra-repressione, quella compressione del piacere che va ben oltre quanto la civiltà richiederebbe, trasforma Eros in produttività, il desiderio in consumo, il corpo in strumento.

Il Grande Rifiuto è la risposta: un impulso estetico ed erotico di opposizione radicale, la rivendicazione del piacere come atto in sé, non funzionale a nulla. Con Eusexua, quel rifiuto era ancora prevalentemente concettuale, un sistema di idee incarnato in un’estetica. Con Afterglow, diventa narrativo: racconta storie reali di corpi, di notti, di intimità. La sessualità che attraversa il disco non è mai provocazione fine a se stessa, è la riaffermazione di Eros come dimensione irriducibile dell’esperienza umana, quella che Sigmund Freud chiamava principio di piacere e che il principio di realtà, nella sua versione capitalista e performativa, non smette mai di tentare di disciplinare. Il cheap hotel è, in questo senso, l’anti-ufficio. Se il video di Drums of Death/Eusexua portava il caos del corpo nello spazio disciplinato per eccellenza, Afterglow costruisce invece uno spazio alternativo, precario, notturno, non sorvegliato, in cui quel corpo può finalmente muoversi secondo le proprie leggi.