Beck chiude con Ride Lonesome la sua trilogia folk country iniziata con Sea Change e continuata con Morning Phase. Un percorso che torna a confrontarsi con una delle anime più intime della sua discografia, quella fatta di chitarre acustiche, malinconia e uno sguardo rivolto alla tradizione musicale americana. Artista estremamente poliedrico, Beck ha portato personalità e innovazione nei suoi dischi, attraversando generi e linguaggi diversi senza mai rinunciare a una propria identità. La sua carriera è stata costruita proprio sulla capacità di passare da un’estetica all’altra, mescolando elettronica, rock, pop, hip hop e folk. Con Ride Lonesome, però, sembra voler tornare a una forma più essenziale della propria musica, prendendo a piene mani dalle tradizioni americane e costruendo un sound che gli appartiene da sempre. Sono passati sette anni da Hyperspace, l’ultimo album di Beck, e nel frattempo il tempo sembra essere diventato uno dei protagonisti del suo racconto. Se Sea Change nasceva da una separazione e trasformava quel momento in una raccolta di canzoni profondamente personali, Morning Phase riprendeva quella stessa atmosfera più di dieci anni dopo, tornando a parlare attraverso chitarre, arrangiamenti morbidi e una malinconia mai troppo esplicita.
Prima di arrivare a Ride Lonesome, Beck aveva già mostrato un avvicinamento a questo universo con Everybody’s Gotta Learn Sometime, raccolta di rarità e cover pubblicata tempo prima. Un progetto che, proprio attraverso il recupero di brani già esistenti e materiale meno conosciuto, riportava l’attenzione sulla sua capacità di confrontarsi con la tradizione e di reinterpretarla attraverso il proprio linguaggio. Ride Lonesome completa oggi questo percorso con Beck che sembra mettere insieme le diverse esperienze accumulate nel tempo. La musica rimane legata al folk e al country, ma la prospettiva è quella di un artista che si trova in una fase diversa della propria vita e che guarda alla solitudine non più soltanto come a una ferita, ma come a una condizione con cui imparare a convivere. Il titolo stesso, Ride Lonesome, contiene già una delle immagini centrali dell’album. La solitudine viene raccontata attraverso il movimento, la strada e la necessità di continuare a camminare anche quando non esiste una destinazione precisa. È un’immagine profondamente legata alla tradizione della musica americana, ma nelle mani di Beck diventa anche uno spazio mentale: essere soli significa trovarsi davanti a ciò che rimane quando una relazione, un periodo o una parte della propria vita è arrivata alla fine. I testi del disco insistono proprio su questa sensazione.

In diversi momenti ritorna l’idea di qualcosa che sfugge, di una presenza che si allontana e di parole che non riescono più a ricomporre ciò che è stato. Falling Through My Hands, già dal titolo, porta con sé l’immagine di qualcosa che non si riesce a trattenere. È una delle metafore che meglio riassumono il modo in cui Ride Lonesome affronta la perdita: un processo nel quale ci si accorge lentamente che qualcosa non è più nelle proprie mani. Anche Failed Words si muove attorno alla difficoltà di comunicare ciò che si prova. Le parole diventano insufficienti, arrivano tardi oppure non riescono a esprimere fino in fondo quello che è successo. È un tema che si lega naturalmente alla dimensione sentimentale dell’album, ma che può essere letto anche più in generale come una riflessione sui rapporti e sulla distanza che può crearsi tra due persone. In Disappearing Act ritorna invece l’idea della scomparsa. Qualcosa o qualcuno sembra progressivamente allontanarsi fino a diventare quasi un’assenza, mentre chi rimane prova a dare un senso a quello che è successo. È un’immagine che attraversa buona parte del disco e che trova nella musica un corrispettivo particolarmente efficace: gli arrangiamenti lasciano spazio alla voce e alle chitarre, evitando di trasformare la malinconia in qualcosa di eccessivamente drammatico.
La solitudine di Ride Lonesome, però, non è sempre sinonimo di immobilità. La strada rimane una possibilità, così come il movimento. In Run Away emerge proprio il desiderio di allontanarsi, di lasciare alle spalle una situazione diventata difficile da sostenere. Ma anche qui la fuga non sembra rappresentare necessariamente una soluzione. Andarsene significa anche portarsi dietro tutto ciò che si vorrebbe dimenticare. È forse questa la differenza principale rispetto alla fragilità più immediata di Sea Change. Nel disco del 2002 il dolore sembrava ancora essere qualcosa da attraversare. In Ride Lonesome appare invece una maggiore consapevolezza del fatto che alcune perdite non possono essere semplicemente risolte. Si può imparare a conviverci, si può continuare a muoversi, si può provare a guardare oltre, ma non necessariamente cancellarle. E proprio per questo il ritorno al folk e al country appare naturale. Beck utilizza una musica profondamente legata al racconto della solitudine, dei viaggi, delle separazioni e della memoria, senza cercare di reinventarla completamente. La sua personalità emerge nella scelta di quanto lasciare fuori, nella misura degli arrangiamenti e nel modo in cui la voce si appoggia alle canzoni.

Sea Change e Morning Phase rappresentavano due momenti differenti dello stesso percorso emotivo; il nuovo album sembra arrivare quando quel percorso è diventato più lungo e il dolore ha assunto una forma meno immediata. La solitudine non è più soltanto qualcosa da raccontare, ma una condizione da attraversare. Anche per questo Ride Lonesome funziona come conclusione della trilogia. Beck torna alla musica americana dopo aver passato una carriera intera a deformarla, contaminarla e portarla altrove. Questa volta, invece, sembra interessato soprattutto a lasciarla parlare. Le chitarre, il folk e il country diventano il linguaggio più adatto per raccontare ciò che rimane dopo una perdita: non necessariamente una risposta, ma la consapevolezza che bisogna continuare. Dopo sette anni di assenza discografica, Beck torna quindi con un album che guarda al passato senza vivere di nostalgia. Ride Lonesome prende gli elementi che avevano reso Sea Change e Morning Phase così riconoscibili e li porta dentro una nuova fase della sua vita. È un ritorno alle proprie radici, ma anche la conclusione di un percorso che, attraverso tre dischi, ha trasformato la solitudine in una delle forme più riconoscibili della sua musica.