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C’è un desiderio di rinascita nel nuovo disco di Mitski

Tra cieli grigi, case in disordine e paesi troppo piccoli, Mitski torna a raccontare la solitudine. Ma nel buio affiora qualcosa di diverso: il desiderio di sparire, ricominciare e trasformare la fragilità in un nuovo inizio

Atmosfere grigie e paesaggi solitari. Chi conosce la Mitski degli esordi riconoscerà nell’apertura di In a Lake una risonanza con Brand New City dall’album Lush: anche lì c’era la voglia di sparire, di abbandonare tutto e ricominciare altrove. Ma se in Brand New City quella fuga aveva ancora qualcosa di disperato e distruttivo, autolesionista, In a Lake racconta una fuga romantica, quasi liberatoria, un nuovo inizio. C’è una sonorità folk nel brano, un’austerità che evoca piccoli paesi claustrofobici, in cui tutti si conoscono. Paesaggi spogli, cieli bassi, luce grigia e ferma di un tardo pomeriggio invernale. La solitudine è il territorio che Mitski abita da sempre e in questo album torna con una gravità nuova, incarnata in una protagonista reclusa in una casa in disordine, ai margini di un paese, consumata lentamente – e pateticamente, come descritto dalla stessa Mitski – da una rottura amorosa.

È in questo contesto che In a Lake e Dead Women portano il disco verso un territorio più oscuro, dove affiora involontariamente l’ombra di Virginia Woolf. Viene in mente, per associazione, il modo in cui Lana Del Rey ha costruito buona parte della sua mitologia intorno aSylvia Plath: la mitologia di artiste che hanno colmato il vuoto con la bellezza, trasformato il dolore in arte, e l’arte in sopravvivenza. In mezzo a tutto questo, l’album trova i suoi momenti più teneri nell’immaginario animale. I gatti bianchi che attraversano il disco, diventano qualcosa di simile a delle illustrazioni: delicate, precise, quasi pittoriche. Ogni volta che le parole sull’amore rischiano di farsi troppo dirette, Mitski le sostituisce con deliziose immagini. Il momento in cui il disco si addensa al massimo arriva con I’ll Change for You, uno dei singoli scelti per rappresentare l’album e probabilmente la canzone più simbolica dell’intero lavoro. È qui che i suoni ambientali raggiungono la loro funzione più precisa: in sottofondo si sente il brusio di un locale, il tintinnio di bicchieri. Il bar come luogo di solitudine esposta, dove si è al tempo stesso di tutti e di nessuno, dove ci si può nascondere in piena vista.

C’è in questa canzone una qualità folk e spoglia che richiama alla mente Cheers Darlin’ di Damien Rice, straziante allo stesso modo. La promessa al centro di I’ll Change for You, cambiare per amore. Nothing’s About to Happen to Me vede Mitski tornare a lavorare con Patrick Hyland, già produttore e ingegnere del suono di The Land is Inhospitable and So Are We. L’album coinvolge anche la band con cui Mitski ha portato quel disco in tour. L’orchestra è stata arrangiata e diretta da Drew Erickson, con le registrazioni effettuate al Sunset Sound e ai TTG Studios di Los Angeles. Il mastering porta la firma di Bob Weston. È una produzione ben precisa, riconoscibile: fa da contenitore ad una ormai bennota estetica sonora mitskiana, disperata, crepuscolare, ma che, con quest’ultimo album, tradisce un enorme desiderio di rinascita.