Half Man è il nuovo lavoro di Richard Gadd dopo il successo di Baby Reindeer, e ancora una volta l’autore scozzese sceglie di mettere in scena un dramma profondamente umano. Al centro della serie c’è il rapporto tormentato tra due fratellastri, Ruben e Niall, legati da un amore tossico e distruttivo da cui nessuno dei due riesce davvero a liberarsi. Ruben è un uomo avvolto da una maschilità tossica che sembra guidare ogni sua scelta: violento, egoista, emotivamente immaturo, abituato a ottenere ciò che vuole senza preoccuparsi delle conseguenze o del dolore che lascia dietro di sé. Niall è il suo opposto: insicuro, nevrotico, schiacciato da una costante mancanza di fiducia in sé stesso. Vive un conflitto lacerante con la propria omosessualità, che continua a percepire come una colpa, e resta terrorizzato dal giudizio del fratello, nonostante il rapporto tra i due sia ormai compromesso. Gadd costruisce così un affresco disperato di amore e odio, dipingendo due uomini che sembrano detestarsi ma che, allo stesso tempo, non possono fare a meno l’uno dell’altro.
Episodio dopo episodio, la serie alterna momenti di straordinaria umanità ad altri di autentica brutalità emotiva, lasciando lo spettatore costantemente in bilico tra empatia e sconforto. È proprio questa continua oscillazione tra tenerezza e distruzione a rendere Half Man così devastante. La serie colpisce nel profondo e accompagna i suoi personaggi verso un finale che appare inevitabile, l’unico davvero possibile per una storia costruita con tale coerenza e sincerità. Sia Richard Gadd che Jamie Bell offrono interpretazioni eccezionali, capaci di restituire ogni sfumatura di due personaggi complessi e dolorosamente reali. Dopo lo splendido Baby Reindeer, Gadd conferma ancora una volta il suo talento nel raccontare le fragilità umane senza filtri e senza concessioni. Half Man è una serie intensa, dolorosa e bellissima. Una di quelle opere che ti lasciano addosso qualcosa anche dopo i titoli di coda. Va recuperata assolutamente.