Springsteen: Liberami dal nulla è l’attesissimo biopic diretto da Scott Cooper (The Pale Blue Eye e Black Mass) con protagonista Jeremy Allen White. Consacrato sul piccolo schermo dal successo di The Bear, White è già dato come contendente agli Oscar per il suo ritratto di Bruce Springsteen, un american hero che nel film viene mostrato in un momento di poco precedente al successo planetario. La pellicola si concentra infatti sulla lavorazione dell’album Nebraska, che lo stesso Springsteen ha più volte definito il più personale della sua carriera. Registrato con modalità che quasi anticipano il lo-fi, Nebraska non ebbe né singoli di lancio né tour a supporto, ma riuscì comunque a ottenere buoni risultati di vendita. Nel biopic, in realtà, sono presenti anche diversi brani tratti da Born in the U.S.A., l’album successivo e di maggior successo del Boss, ma Nebraska, sia per le tematiche sia per i toni, è sicuramente il l’opera che il film cerca di trasporre nel modo più fedele.
Nebraska, ispirato al capolavoro di Terrence Malick, è un album intimo e malinconico, che Springsteen compose in un momento fortemente depressivo della sua vita. Il rapporto del cantautore con la depressione è proprio il centro tematico del film, che punta a rappresentare il Boss non come un divo, ma come un uomo isolato e in lotta con sé stesso, ancora non pacificato con i demoni del proprio passato. I numerosi flashback presenti nel film mostrano l’infanzia di Springsteen, concentrandosi sul rapporto con i genitori e in particolare con il padre, che il cantante deve imparare a vedere come essere umano e non solo come genitore. La storia personale di Springsteen vuole essere una parabola degli Stati Uniti rurali e working class che il Boss, nel corso della sua lunghissima carriera, ha incarnato come pochi altri musicisti. Raccontare un Bruce Springsteen radicato nei territori d’origine, lontano dalle luci della ribalta, significa sia umanizzare un’icona rock, sia ricreare il contesto sociale in cui la sua musica trova ispirazione. Cercando di replicare la riuscitissima operazione di A Complete Unknown, in Timothèe Chalamet interpreta Bob Dylan, Cooper abbina l’icona di Springsteen a quella di Jeremy Allen White, che come in The Bear interpreta un uomo talentuoso ma in conflitto con sé stesso. Complice l’interpretazione di Lip Gallagher nella serie cult Shameless, White si dimostra a proprio agio nel rappresentare personaggi provenienti da contesti di disagio, che devono affrontare momenti di forte depressione per potersi aprire al contatto con gli altri.

Accanto alla performance di White spicca quella di Jeremy Strong, uno degli attori più interessanti della Hollywood contemporanea, che nel film di Cooper interpreta Jon Landau, il manager dl Boss. Per quanto inserito all’interno dell’industria musicale, Landau rappresenta per Springsteen un punto di riferimento positivo: la fiducia del manager, sinceramente appassionato della musica del suo assistito, consente al cantante di realizzare Nebraska alle proprie condizioni, firmando un album che a livello discografico si configura sicuramente come un azzardo. Springsteen: Liberami dal nulla, per quanto penalizzato da un ritmo eccessivamente meditativo, riesce a raggiungere il principale obiettivo che il regista si era posto, ovvero raccontare una parabola umana prima che divistica. Per fare questo, si rivela assolutamente azzeccata la scelta di un album come Nebraska, che nella sua atipicità presenta un intimismo, un lato do-it-yourself e un’onestà attuali oggi ancora più che nel 1982.