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Gli Eternal Love se la godono

Gli Eternal Love, il duo milanese che intreccia digging, memoria musicale e club culture globale, raccontano il viaggio che li ha portati dai vinili rari ai dancefloor internazionali, a pochi giorni dal loro set al Jameson Distilled Sounds

Rallentare, scavare, ascoltare. Eternal Love, il duo formato dai milanesi Federico Facchinetti ed Edoardo Aldini, appartiene a questa categoria rara. Prima ancora di diventare un nome che circola nei club internazionali, il progetto nasce come gesto quasi archivistico: nel 2018 aprono un canale YouTube che nel giro di poco tempo diventa un punto di riferimento per digger, selector e curiosi della musica più laterale. Una collezione digitale di gemme rare, sospese tra world music, funk, elettronica e balearica. Da quella piattaforma digitale ai dancefloor di città come Parigi, Londra, Tokyo, Helsinki o Melbourne il passo non è stato immediato, ma naturale. La loro selezione ha trovato presto spazio in club come il Rex Club di Parigi, il Village Underground di Londra o il Kaiku di Helsinki. Oggi Eternal Love rappresentano una delle realtà italiane più interessanti nel dialogo tra memoria musicale e produzione contemporanea.

Se doveste descrivere l’universo sonoro degli Eternal Love a qualcuno che non vi ha mai ascoltato, quale sarebbe il primo disco che gli fareste sentire?
Direi che Ritmomento (il loro ultimo EP ndr.) riflette molto bene quello che siamo oggi. È un lavoro elettronico con un forte sguardo alle sonorità world, pensato sia per il dancefloor sia per un ascolto più domestico. È un progetto abbastanza completo di cui siamo piuttosto fieri − cosa rara per noi − che al momento crediamo ci rappresenti al cento per cento. Chissà tra quanto ci stancherà… forse presto, ma nel frattempo ce lo godiamo. E se volete davvero capire il nostro universo sonoro, vi invitiamo a venirci a sentire dal vivo a Roma il 17 marzo per Jameson Distilled Sounds.

Il vostro percorso nasce dalla ricerca di dischi rari e dimenticati. Quanto ha influenzato il “digging” la vostra identità sonora e il modo in cui oggi producete musica?
Il digging ci influenza ogni giorno, sia nella produzione sia nei DJ set. Ovviamente, suonando davanti ad audience sempre più grandi, diventa più difficile proporre solo dischi rari o di ricerca, ma è una cosa a cui cerchiamo sempre di dare spazio. La ricerca continua e la scoperta di nuove sonorità sono ciò che ci dà più entusiasmo. Tutto quello che troviamo finisce poi nelle nostre produzioni, tra sample, influenze e idee: per noi è una parte fondamentale del processo creativo.

Nel vostro suono convivono Italo, influenze afro, elementi cosmici e una forte cultura club globale. Come riuscite a far dialogare queste tradizioni senza cadere nel semplice revival?
Sono tutte sonorità che ci hanno sempre affascinato e incuriosito. C’è ancora tantissimo da scoprire e soprattutto molto spazio per produrre musica nuova in queste direzioni. A prima vista sembrano mondi lontani, ma in realtà la storia del clubbing italiano, pensiamo alla scena cosmic e afro… è stata un fenomeno enorme e oggi forse un po’ dimenticato. Il nostro obiettivo è proprio quello di riprendere quelle influenze e riproporle in una chiave più contemporanea.

Il vostro nuovo EP segna il debutto su Music From Memory dopo le uscite su Planet Trip distribuite da Rush Hour. Che significato ha per voi entrare nel catalogo di una label così attenta alla relazione tra passato e presente?
Per noi è sicuramente un grande onore. Non c’è praticamente una sola uscita nel catalogo di Music From Memory che non ci piaccia. La qualità è sempre altissima e, pur restando una label di nicchia, ha influenzato profondamente sia noi sia l’universo musicale in cui ci riconosciamo. Siamo molto orgogliosi di essere riusciti a pubblicare su MFM.

Il titolo Ritmomento suggerisce l’idea di un ritmo che è anche memoria. Come nasce questo concetto e quanto riflette il vostro modo di intendere la musica?
Il ritmo è il centro di questo disco. L’idea era rappresentare un momento sospeso in cui tutto si ferma: non esiste passato o presente, non esiste musica vecchia o nuova. È semplicemente un momento di ritmo che sta fuori dal tempo. In fondo è lo stesso approccio che abbiamo anche nei DJ set, dove passiamo con naturalezza da dischi molto vecchi a uscite recenti, cercando sempre di sorprendere e di far fare un piccolo viaggio nel tempo.

Nei vostri DJ set passate con naturalezza da gemme dimenticate a produzioni contemporanee. Quando lavorate in studio pensate già alla pista da ballo o seguite un processo più intuitivo?
Sì, il nostro approccio alla produzione è sicuramente molto influenzato dal fatto di essere DJ e non musicisti di formazione. L’ispirazione è spesso molto concreta: parte magari da un’idea che immaginiamo possa funzionare sulle persone. Non necessariamente solo su un dancefloor, ma anche in un contesto di ascolto condiviso.

Avete suonato in contesti molto diversi, dall’Europa all’Australia fino al Sud America. Quali sono state le scene o i dancefloor che vi hanno lasciato il segno più forte?
L’Australia è sicuramente uno dei posti che ci ha colpito di più. È una scena che sta crescendo molto, con grande interesse verso il tipo di musica che suoniamo. Ci fa sempre piacere tornarci perché sentiamo che c’è curiosità e apertura. Le feste sono bellissime, la gente si lascia andare facilmente e ci sono tante radio indipendenti, bar e venue che propongono musica incredibile con grande attenzione alla qualità, cosa che non è mai scontata.

Avete condiviso console con artisti come Prosumer, Habibi Funk e DJ Unee. Cosa avete imparato da questi incontri lungo il vostro percorso?
Tantissimo. In fondo l’arte funziona anche così: per creare qualcosa di nuovo si parte sempre dall’osservare, ascoltare e “rubare” qualcosa da chi si stima. Lasciarsi influenzare e ispirare è fondamentale. Con molti di questi artisti, col tempo, oltre alla stima si è creato anche un vero rapporto di amicizia, ed è una delle cose più belle di questo percorso.

Nei rework dell’EP, artisti come Esa e Masalo portano le tracce in direzioni diverse. Quanto vi interessa vedere la vostra musica reinterpretata da altri?
Entrambi siamo piuttosto contrari ai remix fatti solo per avere un nome in tracklist. Per questo abbiamo deciso di lavorare con persone con cui il remix nascesse in modo naturale e potesse davvero aggiungere qualcosa alla release. E infatti è andata proprio così. I due remix sono molto diversi tra loro ma entrambi di grande valore: Masalo ha fatto una bomba da dancefloor che quest’estate farà sicuramente il panico, mentre Esa ha creato una vera e propria gemma di live music. Siamo davvero grati per il loro contributo.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal set al Jameson Distilled Sounds?
Sarà una bella occasione per suonare, come sempre, il nostro mix di musica che amiamo: un po’ di tutto, senza troppe regole. Ci saranno tanti amici romani che non vediamo l’ora di rivedere e l’atmosfera sarà sicuramente speciale. E ovviamente… anche un bel po’ di whisky!