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Wolf Alice – Essere, esserci, per restare

Se “Blue Weekend” catturava i tormenti dei vent’anni, con “The Clearing” i Wolf Alice raccontano l’alba placida dei trenta e la consapevolezza serena di una band che non ha più nulla da dimostrare

Nel cuore di un’estate segnata da trionfi sui palchi dei più prestigiosi festival internazionali – incluso il ritorno epocale al Glastonbury, esattamente dieci anni dopo l’esordio – i Wolf Alice aprono un nuovo capitolo della loro storia con The Clearing, quarto album in studio, un disco ambizioso che promette di segnare la svolta decisiva e matura della band londinese. A quattro anni da Blue Weekend (numero uno nel Regno Unito nel 2021), i Wolf AliceEllie Rowsell, Joff Oddie, Theo Ellis e Joel Amey – voltano pagina: salutano l’etichetta indipendente Dirty Hit e approdano nella scuderia Sony Music. È un cambio di rotta coraggioso, affrontato con la sicurezza di chi può dire: «Siamo ancora qui, più in forma che mai». Fin dal concept sonoro ed estetico, The Clearing racconta un’evoluzione netta: lontani dalla furia alt-rock delle origini e dalla malinconia sospesa di Blue Weekend, i Wolf Alice si muovono in un universo rétro che unisce il calore anni Settanta alla brillantezza pop anni Ottanta. Un’audacia consapevole, quasi sfrontata, che oggi si potrebbe riassumere con una parola: GLAM. «Abbiamo raggiunto maggiore self-confidence e coesione rispetto al passato», mi racconta Ellie, a conferma che The Clearing è un ponte fra un “prima” e un “dopo” nel percorso dei Wolf Alice.

«Negli ultimi anni, abbiamo guadagnato sicurezza sia in studio sia nel presentarci al pubblico. Per il disco volevamo che tutto fosse il riflesso di questa convinzione: dalle immagini alla musica. Ogni brano avrebbe dovuto contribuire al disegno complessivo. Niente riempitivi. E così è stato». Musicalmente, le tracce godono di più spazio e respiro, con pattern sonori sfarzosi, sinuosi ma sempre raffinati, ispirati a giganti dei Seventies come Fleetwood Mac, T. Rex, Electric Light Orchestra, pietre miliari nel valorizzare melodia, armonia e struttura senza sovraccaricare gli arrangiamenti. Per concretizzare questa visione, il gruppo si è affidato al produttore Greg Kurstin (Foo Fighters, Adele), volando a Los Angeles per le registrazioni con idee già chiare: «Con Greg ci eravamo confrontati a lungo in fase di scrittura su strutture e possibilità sonore, in modo da arrivare preparati in studio», spiega Theo. «Lavorare con lui è stato straordinario: gli dici che suono vuoi e lui te lo consegna, rifinendo i dettagli senza snaturare l’energia delle demo». «Una volta fissato il sound di Safe in the World, il primo brano completato a Los Angeles, la direzione dell’intero album è diventata chiara – gli fa da eco Joff – Trovata la chiave, il resto di The Clearing si è sviluppato in modo compatto e coerente, come un mosaico senza tasselli superflui».

Digital Cover – Wolf Alice, foto di Rachel Fleminger Hudson

Non a caso, The Clearing è stato definito l’album che i Fleetwood Mac scriverebbero oggi, nel nord di Londra, pur restando ben ancorato al presente. I Wolf Alice sono andati “full ’70s”, con chitarre sfavillanti, pianoforti honky-tonk, archi sontuosi e synth che coesistono con dinamiche elettrizzanti. Il singolo apripista Bloom Baby Bloom – uscito a metà maggio – rappresenta un distillato di questi elementi. È un brano energico e potente che canalizza la serenità di chi non deve più dimostrare nulla a nessuno, con una speciale sensibilità femminile. «La canzone ha l’attitudine di un pezzo rock ma dal punto di vista di una donna, con il privilegio di mettere per un attimo da parte la chitarra e focalizzarsi sulla voce come strumento principale», dice Ellie. L’idea di “abbracciare gli opposti” è centrale: «La libertà che si respira in The Clearing nasce quando riconosci le tue incoerenze e le trasformi in forza creativa. Scegli qualcosa che ti piaccia e fallo con convinzione: è diventato il nostro motto per estetica e musica. Il risultato è un sospiro di sollievo». La scintilla compositiva arriva anche da Get Back, il documentario sui Beatles: «Ci siamo ispirati al loro modo di jammare senza fretta», prosegue Ellie.

Se Blue Weekend catturava i tormenti dei vent’anni – cuori infranti, amicizie sfilacciate, caos edonistico – The Clearing rappresenta l’alba placida dei trenta. L’inquietudine di ieri lascia spazio a una calma accettazione del presente, alla riflessione sulla fine della giovane età adulta, quando le affannose lotte esistenziali fanno meno rumore. Non mancano emozioni impattanti – vulnerabilità, nostalgia, tenerezza – ma, nelle liriche poetiche e autobiografiche, sono filtrate attraverso la lente di chi ha superato il tumulto ed è uscito più saggio, pur con qualche cicatrice. La gestazione dell’album, iniziata nella primavera 2023, si è protratta fino a fine 2024, dando ai brani tempo di maturare con calma. «Ci siamo anche divertiti a re-immaginare noi stessi, appropriandoci della mitologia del rock – chitarre, giacche di pelle, vento nei capelli – in modo autoironico. Volevamo fare qualcosa di folle e spassoso. Da ragazza ci tenevo a essere “cool” a tutti i costi; ora non me ne importa più nulla». Alla domanda sul ruolo degli artisti nel diffondere messaggi costruttivi in tempi turbolenti, rispondono: «Non pretendiamo che la musica trasformi la geopolitica, ma può offrire alle persone un luogo mentale in cui rifugiarsi, riflettere o trovare speranza. Ed è essenziale fare la differenza, su piccola o grande scala».

Wolf Alice, foto di Rachel Fleminger Hudson

The Sofa, il secondo singolo estratto dal disco, condensa molti temi nell’immagine di Ellie che, abbandonata sul divano di casa, riflette sugli obiettivi mancati, nel tentativo di far dialogare sogni e realtà. «Non ce l’ho fatta ad andare in California, dove pensavo di ripartire da zero. All’inizio l’ho vissuto come un blocco a Seven Sisters (nord di Londra ndr.). Oggi ho interiorizzato che, forse, va bene così: va bene innamorarsi della vita per com’è e mettere radici», spiega, riallacciandosi alla domanda sul “sentirsi a casa”. «Durante la pandemia si è parlato molto di riscoprire i piccoli piaceri quotidiani e i legami domestici. Noi ne abbiamo fatto tesoro». Insomma, The Clearing non è soltanto un viaggio concettuale fra suoni rétro e l’ambizione di lasciare il segno, ma anche un percorso emotivo verso ciò che conta davvero. I Wolf Alice sono usciti dai boschi artistici e personali più intricati, hanno raggiunto la radura: ora possono respirare, esprimersi e puntare in alto, con l’esperienza del passato sulle spalle e lo sguardo vivace di chi sa che la parte migliore del viaggio deve ancora arrivare. «Be no one thing», canta Ellie nell’ultima traccia: non essere mai soltanto una cosa, non fermarsi mai a un’unica definizione. Essere, esserci, per restare.


Foto: Rachel Fleminger Hudson
Digital Cover: Simone Mancini, Jadeite Studio
Coordinamento redazione: Emanuele Camilli 
Ufficio stampa: ON – Out Now