Roma assomiglia a certi amori lunghi: ti stanca, ti delude, ti mette alla prova, poi all’improvviso ti ricorda che ogni storia vale la pena di essere vissuta. Passeggiare per le vie della Capitale, per certi versi, è un po’ come fare un giro dentro sé stessi, e se capita di sentirsi invincibili e persi nello stesso pomeriggio, niente paura, è tutto perfettamente plausibile. Perché quando la realtà diventa troppo rumorosa, ci sono sempre strade alternative, piazze interiori e silenzi abitabili che vale la pena ascoltare. Roma, in questo senso, è un’opera d’arte viva, imperfetta e contraddittoria. Quante volte è una canzone che parla proprio di tutto questo: di amore e di appartenenza, di cura e disincanto, tenendo insieme l’intimità e il paesaggio urbano. Con Pierluigi Pieretti, l’autore di questo inno viscerale e puro, torniamo a parlare di musica, calcio e di quel gesto semplice e rivoluzionario che consiste nel restare fedeli alla propria anima.
Con cadenza ciclica capita di risentirci, come stai intanto?
Molto bene, è un bel periodo e Quante volte mi sta dando tante soddisfazioni.
È una dedica che mescola sentimenti interni a te ad elementi esterni, e al contempo un amore verso una persona e quello verso la città di Roma. È stato complesso riuscire a scrivere un brano in grado di far coesistere questi due mondi all’unisono?
Ti dirò, per me è stato un processo intenso, ma entusiasmante. Scrivere d’amore, che sia verso chi ami o verso la città in cui sei nato e cresciuto, è terapeutico e queste differenti forme di amore possono, a mio avviso, coesistere in maniera complementare. Devo ammettere, però, che purtroppo è più facile, in questi tempi complessi, amare per sempre la propria città che amare una persona “finché morte non ci separi”.
A tal proposito: che ruolo ha Roma nel tuo percorso? È una cornice talmente poetica da essere sempre una soluzione ai problemi, non è così?
Verissimo, Roma ha una Bellezza Eterna che ti aiuta ad affrontare le difficoltà della vita. Roma è fondamentale per me, è la mia città da sempre e per Lei, nonostante spesso mi faccia arrabbiare per i suoi molteplici disservizi, avrò sempre un Amore indescrivibile.
Ti sei mai chiesto se l’arte possa davvero guarire, o se in fondo serva solo a convivere meglio con il dolore?
Credo che l’arte aiuti sia a convivere con il dolore, ma soprattutto sia una cura infallibile per guarire dai tormenti dell’anima. L’arte, in ogni sua forma, ci porta in un mondo parallelo, pieno di bellezza, sentimenti, emozioni, sogni e magia.
Visto che ci conosciamo dalla nostra prima chiacchierata che risale al 2024, ho seguito anche il tuo amore per il calcio e per l’AS Roma. Come stai vivendo questo momento positivo della tua squadra e da dove nasce questo legame?
Sono molto contento, Gasperini sta facendo un ottimo lavoro e in questi anni sono sicuro che darà ai tifosi giallorossi grandi soddisfazioni.
Come sai il mio cuore sta dall’altra parte del Tevere, dove le cose sono un po’ più complicate. In generale, ciò che condividono le due piazze è proprio l’alternarsi di esaltazione e catastrofe. Sbaglio o c’è questo agrodolce anche nel tuo brano?
Assolutamente sì e mi piace questo parallelismo tra il mio brano e le piazze calcistiche capitoline. Devo dire che anche Sarri è un ottimo tecnico: Lazio e Roma in panchina hanno davvero due Maestri del Calcio.
Restando su Roma: in una recente intervista a Giovanni Lindo Ferretti su Rolling Stone hanno chiesto se per lui – che ormai vive da tempo a contatto con la natura – c’è qualcosa che la montagna gli toglie oppure ha solo vantaggi. Ti faccio la stessa domanda, ma rivolta ad una città grande come Roma.
Artista immenso Ferretti. Roma ti dà tantissimo in termini di bellezza, arte, storia e cultura, da questo punto di vista non ha eguali nel mondo. Tra gli svantaggi, purtroppo, annoveriamo la sporcizia, i trasporti che lasciano a desiderare, una periferia spesso degradata e trascurata e una certa insicurezza che purtroppo sta prendendo piede in diverse zone della città. Certo, si spera sempre che la situazione nei prossimi anni possa migliorare.

La frase più viscerale del brano, secondo me, è: “Gli occhi di quel barbone non mi fanno pena come mi faccio io”. Mi piace molto perché il modo in cui la interpreti, lasciando una piccola pausa e dividendola in due momenti, racconta perfettamente la grande allucinazione collettiva del nostro tempo, ossia l’avere la presunzione di aver capito tutto anche prima di aver atteso la fine di una frase. Mi spiego meglio: “Gli occhi di quel barbone non mi fanno pena” restituisce un senso di cinismo, quasi crudeltà, mentre “come mi faccio io” fornisce una chiave di lettura nuova piena di verità. Mi racconti come nasce questo punto del brano?
Ti ringrazio, anche a me è una frase che piace molto e hai centrato pienamente il punto. Spesso siamo giudicati frettolosamente, senza che le persone abbiano la volontà e soprattutto la pazienza di scoprire come siamo realmente e, sovente, giudichiamo un libro solo dalla copertina. Nella frase che hai citato, volevo esattamente spiazzare l’ascoltatore e dimostrare come si possa passare, in pochissimo tempo, dall’apparire cinici all’essere umani.
Cosa significa per te essere sincero in un’epoca in cui anche la verità sembra diventare un’estetica?
La sincerità è un valore che ormai va controcorrente, ma proprio per questo va salvaguardata e protetta ad ogni costo. In un mondo di apparenze, la vera rivoluzione è essere sempre sinceri ed essere sempre noi stessi, nonostante tutto. Più saremo sinceri con noi stessi, più sarà facile incontrare persone vere e che ci apprezzino per la nostra anima.